Nuovo contratto per 3 milioni di dipendenti pubblici: aumento medio di 408 euro lordi al mese
Nuovo contratto per 3 milioni di dipendenti pubblici con aumento medio di 408 euro lordi al mese.

Negli ultimi quattro anni, i dipendenti pubblici hanno visto salire i propri stipendi mediamente di 408 euro lordi al mese, grazie a tre rinnovi contrattuali completati. La firma del contratto della Sanità, che ha visto gli infermieri ricevere un aumento di 240 euro lordi al mese, ha concluso il ciclo di rinnovi per il periodo 2025-2027. Poco più di 3,1 milioni di dipendenti, su un totale di 3,4 milioni, riceveranno gli aumenti in busta paga nei prossimi mesi. I dirigenti, come medici e presidi, restano esclusi per ora, con i loro rinnovi previsti dopo quelli del personale.
Un impegno su persone e retribuzioni
«Il nostro impegno è stato quello di puntare sin da subito sulle persone, perché nessuna organizzazione funziona senza le persone», ha dichiarato il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo. L’impegno è stato reso possibile grazie a un stanziamento di 30 miliardi, che ha permesso di affrontare le trattative con i sindacati con argomenti adeguati. Gli aumenti, che hanno portato le retribuzioni a salire in media tra il 16 e il 20 per cento, sono stati calcolati come conseguenza dei tre rinnovi contrattuali.
Le retribuzioni sono aumentate in media tra il 16 e il 20 per cento grazie ai tre rinnovi. La perequazione tra i ministeri ha permesso di allineare le retribuzioni in alcuni casi, come per le Agenzie fiscali, dove i salari erano più bassi rispetto ad altre amministrazioni. I dipendenti comunali, i meno pagati, hanno visto riconosciuto un fondo di perequazione per iniziare ad allineare gli stipendi con quelli delle funzioni centrali. Nella Sanità, gli infermieri hanno ottenuto indennità specifiche e di pronto soccorso, che hanno contribuito a un aumento sensibile del netto a fine mese.
Normative innovative e sfide future
Le innovazioni normative introdotte nei contratti sono state molte. Tra queste, l’introduzione in via sperimentale della settimana di quattro giorni a parità di orario e di stipendio, la parificazione dei giorni di ferie per i neoassunti rispetto al personale con anzianità maggiore, e la regolamentazione dello smart working. Inoltre, è stata introdotta una norma definitiva sull’uso dell’intelligenza artificiale, con la chiara attribuzione della responsabilità all’uomo e non all’algoritmo.
La prossima tornata contrattuale dovrà coprire il triennio 2028-2030. Toccherà al prossimo governo affrontarla. I 10 miliardi già stanziati nei conti pubblici garantiranno gli aumenti, ma non basteranno a risolvere le sfide future. Nei prossimi anni, infatti, andranno in pensione 1,2 milioni di dipendenti, creando un’emorragia di personale su organici già scoperti per il 30 per cento. Serviranno piani di assunzione straordinari e la capacità di attrarre i giovani in concorrenza con il mondo privato. La Corte Costituzionale ha dato tempo al governo fino a gennaio del prossimo anno per intervenire sulla questione della liquidazione di chi va in pensione, pagata anche 7 anni dopo l’uscita dal lavoro. Questo è un tema da 14 miliardi che pende sulla prossima manovra. Se ne riparlerà ad ottobre, per adesso i dipendenti pubblici si possono consolare con aumenti e arretrati.
