Nuova norma sull’imputabilità dei minorenni: il governo chiarisce i dettagli
Il governo chiarisce la nuova norma sull’imputabilità dei minorenni, che permette ai ragazzi tra 14 e 18 anni di essere considerati imputabili se hanno capacità di intendere e di volere.

Il governo ha chiarito i dettagli della nuova norma sull’imputabilità dei minorenni, che permette ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni di essere considerati imputabili se il giudice rileva che hanno capacità di intendere e di volere. La norma, detta “anti maranza”, non introduce un abbassamento dell’età minima, ma modifica il meccanismo con cui viene valutata l’imputabilità. Il testo del disegno di legge, approvato, introduce una presunzione relativa di capacità, il che significa che i ragazzi di età compresa tra 14 e 18 anni partono come imputabili, ma il giudice deve comprovare, in sede di processo, che non ci siano elementi che ne contraddicono la capacità.
La norma non cambia l’età minima, ma modifica il processo di valutazione
Secondo l’articolo 98 del codice penale, un minore tra i 14 e i 18 anni può essere imputabile se ha capacità di intendere e di volere. La nuova norma introduce una presunzione relativa di capacità, il che significa che i ragazzi di età compresa tra 14 e 18 anni partono come imputabili, ma il giudice deve comprovare, in sede di processo, che non ci siano elementi che ne contraddicono la capacità. Questo cambia il meccanismo, ma non l’età minima per l’imputabilità.
La norma non introduce un abbassamento dell’età minima, ma modifica il modo in cui si valuta la capacità giudiziaria dei minorenni. Il governo ha sottolineato che i titoli di alcuni quotidiani italiani hanno reso la norma più complessa del necessario, semplificando in modo improprio le informazioni. La norma, quindi, non è un “abbassamento” dell’età, ma un’inversione del meccanismo con cui si valuta l’imputabilità dei minorenni.
Le conseguenze della condanna e le limitazioni
La pena detentiva inflitta a un minore tra 14 e 18 anni, se inferiore a cinque anni, non comporta pene accessorie. Se la pena è più grave, la condanna comporta l’interdizione dai pubblici uffici per un periodo non superiore a cinque anni e, in casi specifici, la sospensione dell’esercizio della responsabilità genitoriale. La norma non introduce nuove sanzioni, ma modifica il modo in cui vengono valutate le capacità giudiziali dei minorenni.
La norma non modifica l’età minima per l’imputabilità, ma cambia il processo di valutazione. Giorgia Meloni, in un video pubblicato sui canali ufficiali del governo, ha chiarito che la norma non è un abbassamento dell’età minima, ma un cambiamento nel processo di valutazione. Secondo il governo, i titoli di alcuni quotidiani italiani hanno reso la norma più complessa del necessario, semplificando in modo improprio le informazioni. La norma, quindi, non introduce un nuovo standard per l’imputabilità, ma modifica il processo di valutazione, rendendo più semplice l’accesso al giudizio per i minorenni tra 14 e 18 anni, purché siano considerati capaci di intendere e volere. Il governo ha ribadito che la norma è stata approvata con l’intento di migliorare il sistema giudiziario, non di modificare radicalmente le regole per i minori.
