Nonprofit si affidano all’AI per raggiungere i loro obiettivi, ma pochi hanno un piano chiaro
Le organizzazioni non profit stanno adottando l’intelligenza artificiale per migliorare i loro servizi, ma molti non hanno un piano per l’implementazione.
Le organizzazioni non profit stanno sempre di più adottando l’intelligenza artificiale (AI) per supportare i loro obiettivi, ma molti non dispongono di un piano chiaro per l’implementazione. Shane Jacobson, CEO dell’American Cancer Society, sta attualmente sviluppando un nuovo piano strategico per valutare come l’organizzazione ha utilizzato dati e AI in passato e quali investimenti futuri dovrebbero essere fatti per raggiungere il suo obiettivo di eliminare il cancro. Questo sforzo riflette una tendenza più ampia tra le organizzazioni non profit che esplorano il potenziale dell’AI per migliorare l’efficienza, il contatto con i donatori e l’impatto, pur affrontando le sfide dell’adozione.
AI come strumento, non una strategia
Jacobson sottolinea che l’AI è vista come uno strumento, non come una strategia a sé stante. “Non approcciamo l’intelligenza artificiale come una strategia, ma come uno strumento che deve essere legato all’obiettivo e governato in modo responsabile”, spiega. L’American Cancer Society sta testando varie applicazioni dell’AI, tra cui strumenti per la traduzione di contenuti medici e software per l’analisi contrattuale legale, mentre esplora anche modi per utilizzare l’AI per organizzare meglio i donatori. “Utilizziamo la tecnologia AI per organizzare meglio i gruppi di donatori in base ai loro interessi e all’impatto che desiderano raggiungere, e poi convertiamo il nostro coinvolgimento in modo personalizzato”, spiega Jacobson.
Le sfide nell’adozione dell’AI
Nonostante l’interesse crescente, molte organizzazioni non profit rimangono caute nell’adozione completa dell’AI a causa dei limiti di risorse e della necessità di una governance attenta. Secondo i dati di Nonprofit Impact Matters, il 92% delle organizzazioni non profit opera con meno di un milione di dollari all’anno, rendendo gli investimenti strategici in AI particolarmente sensibili. “Abbiamo una forte vicinanza agli impatti a livello comunitario delle tecnologie come l’AI – i data center, le emissioni di carbonio e il potenziale disoccupazione”, dice Remy Reya, direttore del pensiero e leadership sull’AI presso Compass Pro Bono, un’organizzazione non profit che connette altre organizzazioni non profit con professionisti del settore. Reya promuove un approccio bilanciato, incoraggiando l’esperimento con strumenti AI mentre sottolinea l’importanza della trasparenza e dell’apprendimento sia dai successi che dai fallimenti.
Al Compass Pro Bono, il team di Reya ha introdotto una serie di strumenti AI da startup come OpenAI e Perplexity, ha autorizzato le funzionalità AI su piattaforme come Slack e Google e ha fornito formazione senza imporre l’uso. “È molto importante che le persone abbiano la possibilità di provare un strumento AI senza dover solo riferire un successo”, dice Reya. “Incoraggiamo davvero a condividere i blocchi e i fallimenti.” Questo approccio si allinea con le tendenze più ampie, dove le organizzazioni non profit cercano di integrare l’AI in modo che supporti, piuttosto che sostituisca, gli sforzi umani.
Le organizzazioni non profit stanno sperimentando l’AI per migliorare i loro servizi, ma molti non hanno un piano chiaro.
La responsabilità e la trasparenza sono fondamentali per l’adozione responsabile dell’AI.
