No Tav, disordini in Valsusa: incendiato il cantiere di Chiomonte
Scontri durante la marcia No Tav nel Torinese. Manifestanti assaltano il cantiere e lo danno alle fiamme. Lanciate pietre e bombe carta contro la polizia.

Durante una marcia No Tav a Torino centinaia di manifestanti incappucciati hanno assaltato il cantiere di Chiomonte provocando incendi all’interno dell’area, mentre venivano lanciate pietre e bombe carta contro le forze di polizia. Gli scontri si sono verificati in Valsusa quando la protesta si è diretta verso i cantieri della linea ferroviaria. Secondo quanto riferisce open.online, manifestanti armati di maschere antigas hanno preso parte agli episodi di disordine.
La tensione durante la marcia torinese
La protesta No Tav ha assunto toni particolarmente accesi durante il corteo nella zona torinese. Centinaia di persone incappucciate hanno partecipato alla manifestazione, creando situazioni di tensione con le autorità. Il comportamento dei manifestanti ha rapidamente virato verso azioni violente: il lancio di pietre e bombe carta contro la polizia rappresenta un’escalation rispetto alle tradizionali forme di protesta.
La scelta di coprirsi il volto da parte dei manifestanti evidenzia il carattere organizzato degli episodi di disordine. Non si è trattato di reazioni spontanee, ma di una partecipazione coordinata alle azioni più aggressive della marcia. Le maschere antigas indossate indicano inoltre una preparazione consapevole per affrontare situazioni di potenziale conflitto con le forze di ordine pubblico.
L’assalto al cantiere di Chiomonte
Il cantiere di Chiomonte è stato preso di mira dai manifestanti durante la marcia verso i siti di lavoro della Tav. L’attacco ha comportato l’incendio di strutture all’interno dell’area di cantiere, trasformando una protesta in atti vandalici di natura criminale. Open.online ha documentato visivamente gli episodi accaduti dentro il cantiere durante gli scontri con i No Tav.
L’obiettivo del cantiere non appare casuale, considerando che rappresenta fisicamente il simbolo del progetto infrastrutturale che i manifestanti No Tav contestano da anni. La scelta di dirigere la marcia verso i cantieri testimonia l’intenzione di colpire direttamente le strutture di realizzazione dell’opera, trasformando la protesta in interferenza diretta con i lavori in corso.

Gli incendi appiccati costituiscono un’escalation significativa rispetto alle precedenti manifestazioni No Tav. Incendiare strutture rappresenta un passo ben più grave rispetto al lancio di oggetti o ai blocchi stradali, sollevando questioni di ordine pubblico e di responsabilità penale per i responsabili.
Contesto della protesta No Tav
La marcia rientra nel continuum di proteste contro il progetto della Torino-Lione, oggetto di contestazione da parte di movimenti locali e ambientalisti. Le manifestazioni No Tav hanno caratteristiche ormai consolidate, con nuclei duri che praticano forme di resistenza più aggressive. Gli episodi di Chiomonte rappresentano una manifestazione concreta di questa dinamica di escalation.
La presenza massiccia di manifestanti incappucciati e equipaggiati di protezioni specifiche suggerisce che determinati settori del movimento No Tav si preparano sistematicamente a scontri con le autorità. Questa tattica di organizzazione anticipa conflittualità durante gli eventi di protesta, anticipando scenari di tensione.
Gli scontri documentati evidenziano come le proteste relative a questioni di merito infrastrutturale e ambientale possono degenerare in episodi di violenza urbana. La dinamica tra manifestanti, forze di ordine e danni a proprietà rappresenta una complessità che tocca questioni di libertà di protesta, ordine pubblico e gestione della conflittualità sociale.
