Nascite in calo record in Italia: 355mila bambini nel 2025
Nascite in calo record in Italia: 355mila bambini nel 2025, minimo storico dal dopoguerra.

Nel 2025 in Italia sono nati solo 355mila bambini, il minimo storico dal dopoguerra. Il dato, reso noto dal dossier Istat “Volere o Potere”, sottolinea un calo senza precedenti del tasso di fecondità, che si attesta a 1,14 figli per donna. Questo numero, ben al di sotto della soglia di ricambio generazionale, indica un’accelerazione del declino demografico che preoccupa esperti e istituzioni. L’Italia, come sottolinea il presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, non sta assistendo a un semplice desiderio di non avere figli, ma a un problema strutturale: milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita.
Disuguaglianze e servizi sociali in crisi
La spesa per i servizi sociali e socio-educativi da parte dei comuni nel 2022 ha raggiunto i 8,9 miliardi di euro, con il 50% delle risorse provenienti da fonti locali. Tuttavia, il report della Cgil svela una situazione di squilibri e disuguaglianze, con un’ampia varietà di utenti che richiedono supporto. Tra i primi, si collocano famiglie e minori, che ricevono 3,3 miliardi di euro, seguiti da persone con disabilità, anziani e migranti. La mancanza di servizi adeguati e l’incertezza economica contribuiscono a rendere sempre più difficile la decisione di avere figli, soprattutto per le donne che temono di compromettere la propria carriera.
La percentuale di contratti in attesa di rinnovo nel settore privato sale all’89,3%, mentre nella pubblica amministrazione è pari a zero. Questo indica una grave criticità nella gestione delle risorse umane e un rischio di instabilità per migliaia di lavoratori. La situazione, se non risolta, potrebbe aggravare ulteriormente le condizioni di vita delle famiglie, rendendo ancora più complesso il percorso di crescita e di realizzazione personale.
Le cause del calo demografico
Secondo il presidente Istat, Francesco Maria Chelli, il calo della natalità in Italia ha radici che risalgono agli anni ’70, quando i tassi di fecondità iniziarono a diminuire. Oggi, con un tasso di sostituzione di 2,1, l’Italia si trova a circa la metà del livello necessario per mantenere una popolazione stabile. Le cause del fenomeno sono molteplici: difficoltà economiche, precarietà lavorativa, mancanza di servizi e la penalizzazione professionale delle madri. Inoltre, il rapporto evidenzia che se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760mila bambini, quasi il doppio di quelli effettivamente nati.

La ministra per la famiglia, Eugenia Roccella, ha sottolineato come il calo demografico non sia un fenomeno recente, ma che per troppo tempo è stato ignorato. “La sinistra per tanto tempo ha penalizzato la famiglia e ha ignorato il problema del calo demografico”, ha detto. Al contrario, il presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, ha ribadito che il problema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere. Finché mettere al mondo un figlio continuerà a essere percepito come un rischio economico, lavorativo e sociale, continueremo ad assistere a un declino che riguarda tutti.
Le misure messe in campo per contrastare il fenomeno, come l’assegno unico universale, il bonus asilo nido e il lavoro agile, stanno andando nella direzione giusta, ma non bastano a risolvere il problema. La direttore generale dell’Inps, Valeria Vittimberga, ha sottolineato che “nessuno farà un figlio perché riceve un bonus economico, ma l’idea di essere sostenuti economicamente dallo Stato è la condizione necessaria per poter effettuare decisioni più tranquille e più consapevoli”. La sfida, quindi, non è solo economica, ma anche sociale e culturale, e richiede un impegno concreto per garantire alle famiglie un ambiente in cui poter crescere e svilupparsi. La demografia italiana si trova in una situazione di crisi senza precedenti, con un calo di nascite che mette in pericolo la stabilità del sistema sociale e economico. La mancanza di politiche efficaci e di supporto concreto alle famiglie non permette di invertire la tendenza, e il rischio di un’accelerazione del declino demografico è sempre più concreto.
