Moussa Sangare presenta l’appello contro l’ergastolo: “Sono solo un testimone”

A due anni dall’omicidio di Sharon Verzeni, Moussa Sangare presenta l’appello per ribaltare la condanna a ergastolo.

Un appello per ribaltare la condanna a ergastolo

A due anni esatti dall’omicidio di Sharon Verzeni, Moussa Sangare ha depositato un ricorso in appello per contestare la condanna a ergastolo emessa dalla Corte d’Assise di Bergamo. L’uomo, detenuto a San Vittore, sostiene di essere stato solo un testimone dell’aggressione mortale e che le sue confessioni siano state “estorte”. L’avvocato Tiziana Bacicca, che ha preso il posto del legale Giacomo Maj, ha presentato il ricorso con la consulenza di un ex poliziotto, un medico legale e un biologo forense.

La difesa sostiene che le confessioni siano state manipolate. Secondo la ricostruzione alternativa avanzata dal collegio difensivo, il delitto sarebbe avvenuto in due fasi, con due armi e forse da due persone diverse. La telefonata disperata della vittima al 118, secondo l’ipotesi della difesa, sarebbe stata fatta tra la prima coltellata al petto e i colpi letali alla schiena.

Le prove e le contestazioni della parte civile

La famiglia di Sharon Verzeni ha accolto con attesa il ricorso in appello, visto che le prove raccolte durante le indagini sembrano confermare la colpevolezza di Sangare. Il legale di parte civile, Luigi Scudieri, ha sottolineato che “tutte le prove dicono che Moussa Sangare è l’assassino di Sharon Verzeni, mentre qualunque altra ricostruzione dei fatti, alternativa alla sentenza, è una congettura”.

Il riferimento è alle telecamere che hanno immortalato l’uomo in bicicletta poco dopo l’omicidio e alla traccia di DNA misto di vittima e Sangare trovata sulla canna della bicicletta. Queste “prove regine”, come le definisce Scudieri, saranno oggetto di analisi da parte della difesa.

La situazione in carcere e le prossime mosse

Moussa Sangare, detenuto a San Vittore, continua a sostenere di essere innocente. Ha realizzato solo dopo alcuni giorni di essere stato condannato all’ergastolo e, dopo aver letto il ricorso di appello, ora si sente “abbastanza tranquillo”, ha spiegato la legale Tiziana Bacicca. La madre e la sorella lo visitano regolarmente in carcere.

La difesa sta valutando anche un ricorso in Cassazione, ma per il processo di appello bisognerà attendere con ogni probabilità il 2027. Intanto, la famiglia di Sharon Verzeni attende con ansia i prossimi sviluppi, sperando in un esito diverso da quello della sentenza di primo grado.

Un caso che ha scosso l’opinione pubblica

L’omicidio di Sharon Verzeni, avvenuto il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, ha suscitato grande scalpore. L’uomo, che aveva confessato di aver ucciso la vittima per “noia e desiderio di adrenalina”, ha ritratto le sue dichiarazioni di fronte alla Corte d’Assise. Le indagini, coordinate dal pm Emanuele Marchisio, hanno portato alla condanna a ergastolo, ma la difesa non si arrende.

La sentenza di primo grado ha sottolineato che le confessioni di Sangare non reggono di fronte al “poderoso, univoco e coerente compendio probatorio d’accusa”. La difesa, però, ha deciso di presentare un ricorso in appello, sperando in un esito diverso.

  • Condanna a ergastolo per omicidio pluriaggravato
  • Ricorso in appello depositato il 2 luglio 2026
  • Concessione di due consulenze per smontare le prove
  • Processo di appello previsto per il 2027