Morte Maradona, il massaggiatore racconta: “Nessuno interveniva”
Il massaggiatore di Maradona ha rivelato che nessuno interveniva per aiutarlo durante l’isolamento post-operatorio.

Le ultime ore di Maradona raccontate dal massaggiatore
Nel processo per la morte di Diego Armando Maradona, il massaggiatore Nicolás Taffarel ha fornito una testimonianza dettagliata sulle condizioni del campione argentino nei giorni precedenti al decesso avvenuto il 25 novembre 2020. Secondo quanto riferito, il massaggiatore era presente nella casa in cui Maradona trascorreva l’isolamento domiciliare dopo un intervento chirurgico. “Peggiorava e nessuno interveniva”, ha dichiarato Taffarel, sottolineando l’assenza di azioni concrete per migliorare la situazione del calciatore. L’edema alle gambe, in particolare alla gamba destra, era un problema persistente e si era aggravato nei giorni successivi.
Le condizioni fisiche e psicologiche di Maradona
Secondo la testimonianza, Maradona aveva ritrovato la sua grinta e si era ristabilito psicologicamente. Tuttavia, il massaggiatore ha spiegato che l’ex calciatore aveva difficoltà a iniziare conversazioni e soffriva di vuoti di memoria. “Aveva difficoltà a camminare e a muoversi”, ha aggiunto Taffarel, descrivendo le limitazioni fisiche del campione. L’edema alle gambe, in particolare alla gamba destra, era un problema persistente e si era aggravato nei giorni successivi. Il massaggiatore ha anche riferito che l’ex calciatore aveva rifiutato ogni tipo di assistenza, nonostante fosse disponibile per aiutarlo.
Nel periodo post-operatorio, Maradona aveva mostrato un miglioramento psicologico, ma le sue capacità motorie non avevano subito significative migliorie. Il massaggiatore ha spiegato che l’ex calciatore aveva difficoltà a muoversi e a camminare, nonostante avesse ritrovato la sua grinta. L’edema alle gambe, in particolare alla gamba destra, era un problema persistente e si era aggravato nei giorni successivi. Il massaggiatore ha anche riferito che l’ex calciatore aveva rifiutato ogni tipo di assistenza, nonostante fosse disponibile per aiutarlo. Il massaggiatore ha spiegato che si era informato su alcune pratiche utilizzate durante il periodo del coronavirus, come la posizione a faccia in giù per migliorare la respirazione. Ha anche menzionato di aver segnalato alcune situazioni preoccupanti, ma non ha visto alcuna azione concreta per risolverle. Il massaggiatore ha anche riferito che l’ex calciatore aveva rifiutato ogni tipo di assistenza, nonostante fosse disponibile per aiutarlo.
Tra i principali imputati nel processo c’è Leopoldo Luque, il medico personale di Maradona. Secondo la testimonianza, il medico avrebbe detto al massaggiatore che il gonfiore si sarebbe ridotto quando il calciatore si sarebbe alzato. “Ma non è successo; anzi, è peggiorato”, ha affermato Taffarel. L’infermiera, invece, ha riferito che i diuretici erano stati sospesi senza spiegare chi li avesse interrotti. La testimonianza del massaggiatore ha quindi messo in luce la mancanza di interventi e la scarsa comunicazione tra le figure coinvolte nella cura di Maradona.
