Lorenzo Rudolf: “Il mercato dell’arte deve cambiare rotta”

Lorenzo Rudolf, ex direttore di Art Basel, critica il mercato dell’arte e chiede un cambiamento di rotta.

Lorenzo Rudolf, ex direttore di Art Basel e della Fiera del Libro di Francoforte, ha analizzato il mercato dell’arte in un’intervista recente, sottolineando la necessità di un cambiamento di rotta. Secondo Rudolf, il sistema delle fiere e delle gallerie sta attraversando una crisi, alimentata da una polarizzazione tra il commerciale e il non commerciale, e da una mancanza di innovazione. Il mercato, che un tempo era guidato da valori e qualità, oggi sembra più orientato al profitto e alla visibilità, a scapito della diversità e della sostenibilità.

Un sistema in crisi

Il mercato dell’arte, secondo Rudolf, è in una fase di trasformazione profonda. “È una vera e propria crisi o una correzione di rotta?” chiede, sottolineando che la crisi è evidente. Il mercato, che un tempo era elitario e basato su cultura e passione, è stato trasformato dagli anni Sessanta in un sistema dominato dal potere finanziario. La globalizzazione, la tecnologia e l’economia neoliberale hanno reso l’arte un prodotto commerciale, con un’attenzione crescente al valore economico e alla visibilità.

Il mercato ha messo la testa sotto la sabbia.

Rudolf ha sottolineato come il mercato dell’arte si sia limitato a cavalcare globalizzazione ed economia neoliberale, senza prendere sul serio i cambiamenti drammatici e prevedibili. Strategie e strutture sono rimaste più o meno le stesse: sono aumentate dimensioni e quantità. Vivendo dei successi del passato, il mercato ha messo la testa sotto la sabbia. Esiste, nonostante la creatività dei suoi contenuti, un settore più resistente all’innovazione del mercato dell’arte?

Art Basel e la sua evoluzione

Art Basel, una delle fiere più importanti al mondo, ha visto un’evoluzione significativa negli anni. Rudolf, che ha diretto la fiera a Basilea dal 1990 al 2000, ha raccontato come l’evento sia diventato un polo di validazione per l’intero sistema dell’arte. Essere accettati ad Art Basel era per le gallerie un marchio globale di qualità. Tuttavia, negli anni più recenti, la fiera è diventata un evento che, purtroppo, ricorda più la FIFA che un’esperienza artistica.

Oggi, Art Basel ricorda più la FIFA che un’esperienza artistica.

“Oggi, Art Basel e il suo management purtroppo ricordano molto più la FIFA e Gianni Infantino che la fiera orgogliosa e guidata da valori che era un tempo”, ha detto Rudolf. La fiera, che un tempo aveva un ruolo di leadership e di promozione della qualità, oggi sembra concentrarsi più sul profitto che sulla sostenibilità. Rudolf ha sottolineato come Art Basel, pur essendo consapevole del problema – con una lista d’attesa di oltre 800 gallerie – si sia limitata a trarne profitto, senza lanciare un messaggio a beneficio del mercato e delle gallerie.

Il potere significa innanzitutto responsabilità; io e i miei successori ne siamo sempre stati consapevoli. L’autorità di selezione era delegata, mentre la responsabilità per la fiera, il suo orientamento e posizionamento artistico, non era delegabile; un direttore non può nascondere la sua responsabilità. Rudolf ha anche parlato del bisogno di un modello diverso per il mercato dell’arte, uno che non si basi solo sulla quantità ma anche sulla qualità e sulla diversità. “Le gallerie dovrebbero essere considerate obsolete, perché hanno sonnecchiato per 35 anni, come l’intero settore?” ha chiesto, sottolineando che il sistema delle gallerie si è evoluto in risposta alle esigenze del mercato. Tuttavia, molte gallerie, soprattutto quelle di fascia media, si copiano i modelli globali, senza creare un’identità propria. Nonostante le critiche, Rudolf ha riconosciuto che Art Basel ha avuto un ruolo chiave nel trasformare il mercato dell’arte. “Abbiamo reinventato la fiera con Art Basel”, ha ricordato, sottolineando come l’evento sia diventato un punto di riferimento globale. Tuttavia, il successo ha portato anche a una mancanza di innovazione e a una polarizzazione tra i diversi attori del settore.