L’Italia si presenta a New York con i Italian Reputation Awards

L’Italia ha celebrato la sua immagine internazionale a New York con i Italian Reputation Awards, riconoscimento dedicato a personalità che hanno rafforzato la sua reputazione globale.

L’Italia ha celebrato la sua immagine internazionale a New York, al Carnegie Hall, dove si è svolta la terza edizione degli Italian Reputation Awards. L’evento, organizzato da Italia America Reputation Lab e realizzato in collaborazione con Campus Salute, ha riconosciuto sei personalità che, nel loro ambito, hanno contribuito a rafforzare la reputazione dell’Italia nel mondo. La cerimonia, condotta dalla giornalista Cristiana Mancini, ha visto la partecipazione di figure di spicco del mondo manageriale, sportivo, accademico e culturale, con un focus su temi di accoglienza, innovazione e prestigio nazionale.

Un evento che celebra l’identità italiana

La scena del Carnegie Hall, un simbolo della cultura musicale mondiale, ha accolto questa volta l’Italia, con un evento che ha dato voce a una comunità in crescita e a una tradizione di accoglienza. La cerimonia ha iniziato con l’interpretazione degli inni nazionali italiano e americano da parte degli studenti della Scuola d’Italia Guglielmo Marconi, un gesto simbolico che ha messo in luce il legame tra le due nazioni. Serena D’Andria ha letto un testo che ricordava le sofferenze delle prime generazioni di immigrati italiani, mentre l’attrice Alice Lussiana Parente ha recitato “The New Colossus”, la poesia incisa sulla Statua della Libertà, un simbolo di accoglienza per generazioni di immigrati.

La cerimonia ha dato spazio a una riflessione su storia e presente, con un’attenzione particolare alle esperienze delle prime generazioni di immigrati e al loro contributo alla società americana. L’evento ha anche visto il debutto del “Young Leader Under 30”, un riconoscimento dedicato ai giovani italiani che si stanno affermando negli Stati Uniti. Il primo premio è andato a Greta Fraraccio, atleta e startupper, consegnato da Marco Giovanelli, fondatore e CEO di Piazza Italia New York.

Premi a personalità che hanno reso l’Italia visibile

Il riconoscimento è stato consegnato a sei personalità che, ciascuna nel proprio campo, hanno contribuito a rafforzare la reputazione dell’Italia. Tra i premiati, Valter Quercioli, presidente nazionale di Federmanager, è stato riconosciuto per aver posto la cultura manageriale, la competenza e la responsabilità al centro di una visione moderna del sistema industriale italiano. A consegnargli la medaglia è stato Alfonso Cerullo, manager affermato negli Stati Uniti. Nick Eyde, ex giocatore di football americano e imprenditore legato all’Italia, è stato premiato per aver rafforzato le relazioni tra Italia e Stati Uniti attraverso lo sport, in particolare per aver portato l’Italian Bowl a Toledo.

La medaglia ricevuta da ogni premiato è un simbolo di prestigio e riconoscimento, realizzata a mano dal maestro orafo Marco De Luca, ispirata alle monete dell’antica Roma e dedicata a Eucleia, la divinità greca della buona reputazione. Aldo Gallina, pittore e scultore che ha trasformato il Braille in un linguaggio artistico, è stato premiato per aver portato la creatività italiana oltre i confini tradizionali della percezione. Andrea Mazzucchi, rettore dell’Università Federico II di Napoli, è stato riconosciuto per il suo impegno accademico e culturale.

La cerimonia ha visto anche la partecipazione di figure istituzionali e culturali, come Brad Hoylman-Sigal, presidente del Borough di Manhattan, premiato per il suo impegno nel servizio pubblico e per aver rafforzato la collaborazione istituzionale tra New York e Roma. A consegnargli il riconoscimento è stata Giulia Silvia Ghia, assessora alla Cultura del Municipio I. L’evento ha dato spazio anche a Campus Salute, che ha offerto oltre 150mila visite gratuite di prevenzione e gode dello status consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Con un messaggio di orgoglio e riconoscimento, Davide Ippolito ha dichiarato: “Cento anni fa, per molti italiani che arrivavano in America, essere italiani era qualcosa da nascondere. Oggi, qui alla Carnegie Hall, abbiamo fatto l’opposto: abbiamo dato un nome e una storia a chi, con il proprio lavoro, aiuta a rendere l’Italia rispettata nel mondo. Non c’è più niente da nascondere. Essere italiani è motivo di orgoglio.”