L’ergastolo per Moussa Sangare, la famiglia Verzeni non ha pentimento

La famiglia Verzeni reagisce alla condanna a ergastolo per l’omicidio di Sharon. Nessun pentimento da parte dell’imputato.

L’ergastolo per Moussa Sangare, la famiglia Verzeni non ha pentimento
L’ergastolo per Moussa Sangare, la famiglia Verzeni non ha pentimento

La famiglia Verzeni ha lasciato il Palazzo di giustizia di Bergamo dopo la sentenza di ergastolo inflitta a Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni. La sorella, Melody, ha espresso il dolore e l’amaro sollievo per la decisione della Corte d’assise, ma ha anche sottolineato la mancanza di pentimento da parte dell’imputato. L’uomo, originario del Mali, non ha mai riconosciuto il proprio delitto e ha ritenuto di non aver capito il male che ha commesso.

La difesa contesta la perizia e la sentenza

La difesa di Moussa Sangare ha espresso delusione per la sentenza, considerata inaspettata e non in linea con le circostanze del caso. L’avvocato Tiziana Bacicca ha sottolineato che le tre aggravanti contestate – premeditazione, minorata difesa della vittima e motivi abietti – sono state annullate in precedenti sentenze della Cassazione. La difesa ha intenzione di presentare un appello, ritenendo che il merito non sia stato valutato in modo completo.

La sentenza ha chiuso un processo che ha visto una ragazza uccisa senza motivo. Il pubblico ministero, Emanuele Marchisio, ha definito l’imputato “un impenitente narcisista che ha deciso di sacrificare una vita umana al proprio ego”. Durante il processo, Moussa Sangare ha ritenuto di non aver ucciso Sharon Verzeni e ha espresso paura per l’assassino che non ha riconosciuto.

Un impenitente senza pentimento

Durante la lettura della sentenza, Moussa Sangare è rimasto impassibile e non ha mostrato alcun gesto di scusa o pentimento. La sorella Melody Verzeni ha espresso il dolore della famiglia, ma ha anche ringraziato la Corte d’assise e i magistrati che hanno lavorato per fare emergere la verità. “Sarai sempre viva nei nostri cuori, con noi tutti i giorni”, ha detto la famiglia, cercando di trovare conforto nel fatto che la giustizia abbia riconosciuto la gravità del crimine.

La giustizia non ti restituisce ciò che hai perduto. L’avvocato Luigi Scudieri, legale della famiglia Verzeni, ha espresso una strana sensazione: “La giustizia non ti restituisce ciò che hai perduto. Ma se non si fosse fatta giustizia sarebbe stato peggio”. La famiglia ha anche espresso gratitudine verso il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota e il pm Marchisio, che hanno lavorato per portare alla luce la verità.

La sentenza ha chiuso un processo che ha visto una ragazza uccisa senza motivo, un fatto inaudito e incredibile. La famiglia Verzeni, con il loro carico di dolore, ha lasciato il palazzo di giustizia, portando con sé l’amaro sollievo di aver visto la giustizia operare, anche se non ha restituito ciò che è stato perduto.

La famiglia ha espresso il loro dolore e la loro gratitudine, ma non ha mai nascosto la mancanza di pentimento da parte dell’imputato. La sentenza, pur amara, è stata vista come un atto di giustizia per una famiglia costretta a vivere senza una persona cara.