Italia chiede flessibilità UE per energia e difesa: 36 miliardi in tre anni
Italia chiede flessibilità UE per energia e difesa: 36 miliardi in tre anni

L’Italia ha aperto il dibattito sulla richiesta di flessibilità alla UE per coprire spese legate all’energia e alla difesa, con un piano che potrebbe arrivare a 36 miliardi di euro in tre anni. Il governo, attraverso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha iniziato a delineare le linee guida per la manovra di bilancio 2027, senza ancora presentare un progetto dettagliato. La decisione nasce in un contesto di crescente pressione per il debito pubblico e la necessità di rafforzare la sicurezza nazionale e la stabilità energetica.
Un passo verso la flessibilità
La richiesta di flessibilità si colloca all’interno di un quadro più ampio, in cui il governo ha scelto di non introdurre tagli fiscali o nuovi bonus, ma di concentrarsi su una strategia di spesa più flessibile. L’obiettivo è di creare uno spazio aggiuntivo per l’emergenza energetica e per il rafforzamento della difesa, con un impegno che potrebbe arrivare a 36 miliardi di euro. La dimensione effettiva dello scostamento sarà definita in ottobre, dopo il passaggio europeo e la verifica se l’Italia possa uscire in anticipo dalla procedura per deficit eccessivo. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha sottolineato come la scelta di chiedere lo scostamento per la difesa sia difficile e impopolare, ma ha richiamato l’articolo 52 della Costituzione, che sottolinea il dovere di non disertare. «Al dovere non si scantona, non si scappa, non si diserta», ha detto, evidenziando la necessità di agire anche se la strada è complicata.
Controobiezioni e rischi
Le opposizioni, tra cui il Pd e il M5s, hanno espresso critiche, con il Pd che contesta l’assenza di indicazioni sulle misure e il M5s che rifiuta «un euro per il riarmo». Queste obiezioni potrebbero pesare quando lo scostamento dovrà essere votato a maggioranza assoluta. Il rischio è altrettanto chiaro: trasformare la deroga in nuovo debito senza crescita, oppure usare la difesa come copertura politica di una manovra priva di vere scelte industriali.
Per ora, il governo ha aperto il cantiere senza ancora presentare il progetto. Giorgetti ne custodisce i vincoli, mentre Meloni ne rivendica la direzione politica. La scommessa è trasformare la flessibilità europea in un margine di sovranità finanziaria senza disperderlo in spesa improduttiva. È questo il primo, e forse più delicato, capitolo della manovra 2027. Il governo ha anche confermato la volontà di procedere «con determinazione nell’attuazione del programma di governo», dopo aver riunito Salvini, Tajani e Lupi. Tuttavia, il passaggio parlamentare ha mostrato quanto il terreno resti scivoloso, con la Lega che ha imposto di correggere la risoluzione sul Safe, vincolandone l’impiego a sistemi tecnologici difensivi e di sicurezza nazionale.
La clausola è anche il risultato di una battaglia condotta da Giorgia Meloni in Europa. La presidente del Consiglio aveva posto la questione in termini netti: «La deroga al Patto prevista per la difesa va estesa anche alla crisi energetica». Bruxelles ha aperto a questa impostazione e Palazzo Chigi può ora presentare la flessibilità non soltanto come il prezzo del riarmo europeo, ma come uno strumento per proteggere famiglie e imprese dai costi dell’energia.
