India, il movimento degli “scarafaggi” sfida il governo: “Chiediamo conto del sistema”

Gli studenti indiani, chiamati “scarafaggi”, protestano per il sistema educativo e la gestione delle opportunità.

Giovani indiani in piazza, con striscioni e cibo, protestano contro il governo e il sistema educativo
Giovani indiani in piazza, con striscioni e cibo, protestano contro il governo e il sistema educativo

La protesta degli “scarafaggi” in India ha scosso il Paese, mettendo in discussione il rapporto tra governo e giovani. Il movimento, nato da un’insulto di un giudice e alimentato da una serie di richieste specifiche, ha visto migliaia di studenti e giovani di ogni estrazione sociale occupare le piazze per chiedere conto del sistema educativo e delle politiche governative. La scintilla è stata lo scandalo che ha portato all’annullamento del test nazionale di ammissione a Medicina, sostenuto da 2,2 milioni di candidati. La protesta, però, non si è limitata a una richiesta di giustizia: è diventata un simbolo di una generazione che non accetta più il sistema come lo ha visto finora.

Una rivoluzione guidata dai giovani

Il Cockroach Janta Party (Cjp), il movimento che ha dato vita al movimento degli “scarafaggi”, ha visto il suo leader Ratna Singh diventare un volto riconosciuto della protesta. «Questa è stata la vera rivoluzione della Gen Z: chiedere conto a questo governo delle sue azioni, qualcosa che nessuno era mai riuscito a fare», ha dichiarato Singh. La protesta, che ha visto partecipare giovani dei villaggi, rider, influencer, musulmani, hindu e cristiani, ha dimostrato come il movimento non sia limitato a un solo gruppo sociale, ma rappresenti un’intera generazione che si sente esclusa da un sistema che non riesce a trasformare il dividendo demografico in opportunità.

Un sistema che non risponde

Il movimento ha avanzato quattro richieste specifiche: le dimissioni del ministro dell’Istruzione, pene più severe contro chi manipola gli esami, una riforma strutturale del sistema e compensazioni alle famiglie degli studenti che si sono suicidati dopo l’annullamento delle prove. «Se quest’ultima richiesta non sarà soddisfatta nel giro di un paio di settimane, riprenderemo a protestare», ha spiegato Singh. Tuttavia, il governo sembra non intenzionato a rispondere alle richieste, con il Cjp che accusa il governo di aver rinnegato l’accordo raggiunto dopo le dimissioni del ministro. «Pensavamo durasse una settimana, poi siamo arrivati a oltre un mese», ha ricordato Singh, sottolineando come la protesta abbia superato le aspettative iniziali.

La protesta ha visto anche i rider interrogati e la polizia intervenire con gas lacrimogeni. Il momento più duro è arrivato il 20 luglio, quando la polizia ha disperso con gas lacrimogeni, manganelli e pellet gun i manifestanti diretti verso il parlamento. «Questa è stata la vera rivoluzione della Gen Z: chiedere conto a questo governo delle sue azioni, qualcosa che nessuno era mai riuscito a fare», ha dichiarato Singh. Il movimento, però, non si ferma: «Abbiamo una sola ideologia: la Costituzione indiana», ha sottolineato, rafforzando il messaggio di un movimento che non si limita a una richiesta di giustizia, ma a un impegno a lungo termine per un Paese che non riesce a seguire il ritmo dei suoi giovani.

La crescita economica al 6 per cento non riesce a trasformare il dividendo demografico in opportunità. L’India ha un’età media di appena 29 anni, e oltre 600 milioni di abitanti hanno meno di 25 anni: un enorme “dividendo demografico” che la crescita economica al 6 per cento non riesce a trasformare in opportunità. Uno studio dell’Azim Premji University ha rilevato che quasi il 40 per cento dei laureati tra i 15 e i 25 anni è disoccupato. Il movimento degli “scarafaggi” non si fermerà, e il governo dovrà trovare una risposta, o rischiare di perdere il consenso di una generazione che non ha mai smesso di chiedere conto del sistema.