Un’imposta sui grandi patrimoni potrebbe raccogliere 30 miliardi in più all’anno in Italia

Un’imposta sui grandi patrimoni potrebbe generare 30 miliardi in più all’anno in Italia, secondo uno studio di esperti universitari.

Un gruppo di ricchi chiede un aumento delle tasse sui grandi patrimoni, mentre i dati mostrano una forte concentrazione della ricchezza in poche mani
Un gruppo di ricchi chiede un aumento delle tasse sui grandi patrimoni, mentre i dati mostrano una forte concentrazione della ricchezza in poche mani

Un’imposta sui grandi patrimoni potrebbe raccogliere 30 miliardi di euro in più all’anno in Italia, secondo uno studio condotto da ricercatori universitari. I dati, ottenuti attraverso nuove analisi della Banca d’Italia, mostrano come il sistema fiscale attuale non sia sufficientemente progressivo, soprattutto per i soggetti più ricchi. Lo 0,1% dei contribuenti, i più ricchi, paga un’aliquota effettiva del 32,6%, mentre un lavoratore dipendente paga circa il 45%. Questo contrasto ha suscitato una forte critica, soprattutto in un Paese in cui il 10% più ricco detiene il 60,6% della ricchezza totale, mentre la metà meno abbiente ne detiene solo il 7,2%. La disuguaglianza è così marcata che 13 milioni di persone sono a rischio povertà nel 2025.

Disuguaglianza e tassazione regressiva

Lo studio, realizzato da ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha analizzato i rendimenti della ricchezza e ha rilevato che i tassi di rendimento aumentano drasticamente al vertice della piramide. Mentre il 90% più basso della distribuzione della ricchezza ha rendimenti intorno al 2,5%, lo 0,1% più ricco raggiunge quasi il 5%. Questo fenomeno ha reso evidente la regressività fiscale, che permette ai super ricchi di accumulare e conservare i loro capitali senza contribuire significativamente al sistema. La maggioranza dei cittadini, che lavora e paga tasse in proporzione maggiore, non beneficia in modo equo dei loro contributi.

La disuguaglianza è così marcata che il 7% dei più ricchi in Italia detiene il 40% del patrimonio complessivo. Questo dato ha reso evidente la necessità di una riforma fiscale più progressiva, in grado di ridurre la forbice tra i ricchi e i poveri. La tassazione regressiva ai vertici riduce il carico fiscale effettivo solo al vertice della piramide e quindi anziché contribuire alla ricchezza collettiva, finisce per danneggiare proprio chi sta peggio.

Proposte di riforma e scenari possibili

Lo studio propone tre scenari di riforma fiscale, tutti mirati a ridurre la forbice delle disuguaglianze e a migliorare la progressività del sistema. Il primo prevede un sistema di tassazione unificato per i redditi da lavoro e da capitale, il secondo introduce imposte differenziate, mentre il terzo si concentra esclusivamente sulla tassazione ottimale dei redditi da capitale. In tutti i casi, l’aliquota media effettiva per il 7% più ricco dei contribuenti aumenterebbe, raggiungendo il 60% per lo 0,1% più abbiente.

Un’imposta netta dell’1,3% sull’1% più ricco potrebbe generare circa 30 miliardi di euro all’anno, un gettito che potrebbe essere utilizzato per finanziare servizi pubblici e politiche sociali. Anche applicando l’aliquota solo allo 0,1% più ricco, si potrebbero raccogliere circa 13,5 miliardi. Questi numeri, se realizzati, potrebbero rappresentare un passo significativo verso una maggiore equità fiscale e una redistribuzione della ricchezza.

La tassazione regressiva non è più sostenibile

La disuguaglianza è un problema reale