Chi beneficia effettivamente dei buoni pasto? L’esercente non è al centro del sistema
Chi beneficia effettivamente dei buoni pasto? L’esercente non è al centro del sistema

Chi guadagna dal sistema dei buoni pasto? La risposta, secondo un operatore del settore, non è chi si aspetta. Il sistema, complesso e strutturato, non si basa solo sul beneficio immediato per i lavoratori, ma coinvolge una serie di dinamiche economiche che spesso non vengono chiarite. Il sistema dei buoni pasto, pur presentato come un strumento di welfare aziendale e semplificazione fiscale, ha un impatto diverso lungo la filiera, con conseguenze non sempre visibili per chi effettivamente eroga il servizio.
Un meccanismo di allocazione del valore
Il buono pasto non è semplicemente un benefit, ma un meccanismo di allocazione del valore economico che combina fiscalità, consumo e intermediazione finanziaria. La sua particolarità risiede nel fatto che integra in un unico circuito elementi diversi, come salario, credito commerciale e infrastruttura di pagamento. Questo sistema non si limita a facilitare il consumo, ma contribuisce a definire come e dove la liquidità si ferma, anche temporaneamente, lungo la filiera economica. La gestione del tempo di pagamento diventa di fatto una variabile economica autonoma. Dato il ciclo medio di utilizzo e rimborso, una parte rilevante della massa monetaria non è immediatamente disponibile agli esercenti, ma rimane temporaneamente nel circuito degli intermediari. Questa dinamica non è marginale, ma una componente strutturale del modello.
Il sistema non si limita a facilitare il consumo, ma contribuisce a definire come e dove la liquidità si ferma.
La posizione degli esercenti nel circuito
Da operatore del settore, Raffaele Galardi ha avuto esperienza diretta di questo meccanismo e ha potuto verificarne gli effetti sulla gestione quotidiana di un’attività. L’esercente, spesso, si trova all’ultimo posto nella catena dei creditori. Il pagamento non è diretto, ma passa attraverso un sistema chiuso di intermediazione dominato da soggetti in larga parte francesi. Questo significa che il valore del buono non arriva immediatamente all’esercente, ma viene trattenuto a monte dal circuito. Le commissioni applicate sulle transazioni rappresentano una componente significativa del modello economico del settore. Il valore nominale del buono e il valore effettivamente incassato non coincidono. Inoltre, i tempi di rimborso non sono immediati: l’esercente accumula i buoni, li rendiconta, li invia attraverso piattaforme dedicate, attende verifiche e validazioni, solo successivamente avviene la liquidazione. In media, il tempo di incasso varia tra i 30 e i 90 giorni, a seconda dell’operatore e delle condizioni contrattuali.
Il sistema non beneficia direttamente l’esercente, ma trasferisce costi e rischi lungo la filiera.
Questo fenomeno non rappresenta un caso isolato. Nel tempo diversi operatori hanno denunciato difficoltà analoghe e, in alcuni casi, attività costrette alla chiusura anche per il peso di crediti non riscossi e condizioni economiche diventate insostenibili. Per questo motivo l’analisi del sistema dei buoni pasto non può limitarsi al vantaggio percepito dal consumatore finale, ma deve considerare anche il rischio trasferito lungo la filiera, fino al soggetto che materialmente prepara ed eroga il servizio.
Il mercato dei buoni pasto in Italia ha una dimensione significativa, stimata tra i 4 e i 4,5 miliardi di euro annui. Si tratta di un’infrastruttura economica stabile che coinvolge milioni di lavoratori e una rete molto ampia di esercizi convenzionati. Ma oltre al volume complessivo è utile considerare un altro aspetto, la velocità del denaro. Dato il ciclo medio di utilizzo e rimborso, una parte rilevante della massa monetaria non è immediatamente disponibile agli esercenti, ma rimane temporaneamente nel circuito degli intermediari.
