Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. Il piano di morte e le bugie di Impagnatiello

Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago: il piano di morte e le bugie di Impagnatiello

Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. Il piano di morte e le bugie di Impagnatiello
Giulia Tramontano, 3 anni dal femminicidio a Senago. Il piano di morte e le bugie di…

Il 27 maggio, una sera decisiva per Giulia Tramontano, ha rivelato un piano di morte che aveva in mente Alessandro Impagnatiello, il fidanzato che le aveva mentito per anni. Dopo aver scoperto che lui aveva una relazione con una collega incinta, Giulia si è alleata con l’altra donna per combattere un uomo che non meritava nessuna delle due. Poco dopo, ha chiamato Impagnatiello per dirgli di volerlo lasciare. Lui, però, ha aspettato a casa per due ore, senza darle il tempo di spiegare, e ha portato a termine il piano che aveva in mente da mesi. Ha colpito Giulia alle spalle con una quantità spropositata di coltellate, molte delle quali al collo. L’autopsia ha rivelato che i colpi furono 37. Dopo l’omicidio, Impagnatiello ha nascosto il corpo nel bagagliaio, ma non è riuscito a occultarlo del tutto. Con il cadavere in auto, è andato a cena da sua madre.

Il piano di morte e la ricerca di veleno

Negli ultimi mesi, Impagnatiello aveva cercato su internet la quantità di veleno per topi necessaria per uccidere una persona, le modalità di somministrazione e i tempi di effetto. Giulia, però, non aveva sospettato nulla. Si lamentava con le amiche di dolori allo stomaco, come se fosse stata drogata, ma non aveva idea del piano che lui aveva in mente. La sua fiducia in lui era totale, fino a quel momento. La sua morte ha scosso la comunità di Senago, un quartiere di Milano noto per i casi di violenza domestica e femminicidio.

Le bugie e la relazione con la collega

La sera del 27 maggio, Giulia ha scoperto che Impagnatiello aveva una relazione con una collega, una donna incinta che aveva abortito. Non ha agito per vendetta, ma per allearsi con l’altra donna contro un uomo che non meritava nessuna delle due. Ha chiamato Impagnatiello per dirgli di volerlo lasciare, ma lui ha aspettato a casa per due ore, senza darle il tempo di spiegare. Ha portato a termine il piano che aveva in mente da mesi, colpendola alle spalle con una quantità spropositata di coltellate. L’autopsia ha rivelato che i colpi furono 37, un numero che ha lasciato il segno su tutti coloro che hanno seguito il caso.

Impagnatiello, dopo l’omicidio, ha nascosto il corpo di Giulia nel bagagliaio, ma non è riuscito a occultarlo del tutto. Con il cadavere in auto, è andato a cena da sua madre, un gesto che ha suscitato scalpore e preoccupazione. La sua storia è diventata un caso di studio per i legali e i ricercatori che cercano di comprendere le dinamiche del femminicidio. La Cassazione ha recentemente espresso un parere sul piano di Impagnatiello, affermando che era avvelenato da mesi e che aveva partito a dicembre.

La famiglia di Giulia, che ha sempre cercato giustizia, ha espresso il desiderio che Impagnatiello non sia mai più libero. La sua storia è un ricordo doloroso, ma anche un appello per una società che deve fare di più per proteggere le donne e combattere la violenza. Il caso di Giulia Tramontano rimane un simbolo di una lotta senza fine, ma anche di una speranza che la giustizia possa finalmente arrivare a chi ha commesso un crimine così grave.