Finanziamenti pubblici sviati: 650mila euro di profitti illeciti in indagini su falsi documenti e società fantasma
Indagini su finanziamenti pubblici sviati: 650mila euro di profitti illeciti in operazioni con società fantasma e falsi documenti.

Indagini su finanziamenti pubblici sviati: 650mila euro di profitti illeciti
La Procura di Brindisi ha chiuso le indagini preliminari su un’ipotesi di reati legati a finanziamenti bancari garantiti da denaro pubblico. L’inchiesta, coordinata anche dalla Guardia di Finanza, ha portato all’individuazione di 145 indagati tra le province di Brindisi e Lecce. L’ipotesi principale riguarda la falsificazione di documenti e l’utilizzo di società operative solo sulla carta, con un profitto illecito stimato in 654.532 euro. Una parte di questa somma sarebbe finita nelle tasche di alcuni “facilitatori” coinvolti nel “gioco”.
Le pratiche finanziarie avrebbero generato un profitto ritenuto illecito, con società non operative e documenti falsi. L’ipotesi si basa su istanze per prestiti garantiti da denaro pubblico, utilizzati per sostenere imprese durante il periodo del Covid-19 o per finalità pubbliche. Le indagini hanno individuato due presunti sodalizi, con ruoli diversi ma finalità comuni: manipolare i dati per ottenere finanziamenti superiori e sviare i fondi pubblici.
Due presunti sodalizi: falsi documenti e società fantasma
L’inchiesta ha individuato due gruppi presunti, con ruoli diversi ma finalità simili. Il primo sarebbe stato guidato da Franco Cazzorla e Leopoldo Platis, commercialisti con esperienza in accesso a finanziamenti. Cazzorla avrebbe diretto le attività dal 2019 al 2023, mantenendo contatti con imprenditori e professionisti coinvolti. Platis, invece, avrebbe gestito la parte legata alla Banca Popolare Pugliese, monitorando le richieste basate su documenti falsificati. Le società operative non esistevano, ma i finanziamenti erano stati ottenuti grazie a dati manipolati. L’ipotesi prevede che i documenti fossero falsificati tramite un software, permettendo di ottenere cifre più alte. I fondi, destinati a sostenere imprese in difficoltà, sarebbero finiti in conti correnti di soggetti esterni, non utilizzati per scopi imprenditoriali.
Un network di facilitatori e “scout”
Tra i presunti coautori dell’ipotesi, ci sono anche figure come Michele Di Donna, ex assessore al Comune di Brindisi, e Danilo Contardi, commercialista. Di Donna avrebbe individuato i soggetti disponibili, mentre Contardi avrebbe seguito le pratiche “planate” sulle scrivanie della Banca Popolare Pugliese. Altri “scout” come Paolo Palma e Mario Marangio sono ritenuti “reclutatori”, mentre Federico Ferrara e Domenico Allegrini sarebbero stati responsabili di reclutare nuovi partecipanti al “gioco”.
Il denaro finiva in conti correnti esterni, non utilizzati per scopi imprenditoriali. L’indagine ha anche individuato un sistema di “schermatura” tramite conti correnti messi a disposizione da Francesco Taurino, che avrebbe facilitato il trasferimento dei fondi. I guadagni, in base alle indagini, sarebbero stati distribuiti tra i membri del sodalizio, con Cazzorla che avrebbe ricevuto 317.159 euro e Platis 176.667 euro.
Le indagini chiuse, ma le ipotesi restano
L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è il preludio all’azione del pm, che dovrà valutare se le ipotesi siano sufficienti per procedere con l’inchiesta penale. Gli indagati hanno 20 giorni per svolgere la propria attività difensiva, con l’aiuto di un elenco di avvocati che difendono i soggetti coinvolti. Nonostante le indagini siano state chiuse, si rimane nell’ambito delle ipotesi, fino a quando non saranno confermate o smentite. Le accuse riguardano falsi documenti, società fantasma e sviamento di fondi pubblici. L’inchiesta rappresenta un caso significativo di abuso di finanziamenti pubblici, con conseguenze potenzialmente gravi per chi avrebbe sfruttato la situazione per ottenere profitti illeciti. La Procura di Brindisi continuerà a monitorare la situazione, in attesa di eventuali sviluppi legali.
