La famiglia Cecchettin: «Una coltellata in più, siamo a 76»
La famiglia di Giulia Cecchettin reagisce alla sentenza di ergastolo senza aggravante di crudeltà per Filippo Turetta.

La famiglia Cecchettin, composta da Gino Cecchettin e Andrea Camerotto, ha espresso profondo dolore per la sentenza di ergastolo senza aggravante di crudeltà inflitta a Filippo Turetta, colpevole dell’omicidio di Giulia, 22enne di Vigonovo. «Una coltellata in più, siamo a 76 invece di 75», ha detto Camerotto, riferendosi alle 75 coltellate che hanno straziato il corpo della vittima. La mancata aggravante della crudeltà, considerata segno di «inesperienza» dal tribunale, ha aggiunto un ulteriore dolore al cuore della famiglia. La sentenza ha suscitato reazioni forti, soprattutto per la mancanza di una valutazione della crudeltà.
La violenza e il linguaggio digitale
La sentenza ha suscitato reazioni forti, soprattutto per la mancanza di una valutazione della crudeltà, un termine che per la famiglia ha un valore morale e non solo giuridico. «Le parole hanno un peso e un’importanza fondamentali», ha sottolineato Andrea Camerotto, ricordando come una parola possa fare la differenza tra l’amore e l’odio, tra la pace e la guerra. La tesi della studentessa di Scienze politiche Chiara Arnoldo, vincitrice del premio Coldiretti alla memoria di Giulia, ha affrontato la violenza di genere nel linguaggio e nella comunicazione online, evidenziando come le parole scritte su piattaforme digitali possano essere strumenti di violenza.
La lotta contro i femminicidi
Gino Cecchettin, presidente della Fondazione che porta il nome di Giulia, ha espresso la sua determinazione a combattere il fenomeno dei femminicidi. «Finché contiamo i numeri dei femminicidi vuol dire che c’è ancora tanto da fare, però dei timidi segnali ci sono: percepisco che il problema è sentito», ha detto. Il padre di Giulia sogna un futuro in cui la conta dei femminicidi sarà a zero, un traguardo che ritiene ancora lontano ma non impossibile. La famiglia, pur ferita, ha scelto di non reagire con accuse o polemiche, ma di concentrarsi sull’impegno con la Fondazione.
La Camera penale veneziana ha difeso l’operato dei giudici, criticando chi ha definito la sentenza «inaccettabile» o «sfregio alla famiglia». Gino Cecchettin e Andrea Camerotto, ospiti all’Università di Padova per la cerimonia di consegna del premio, hanno scelto la via della pacatezza, rifiutando di entrare nel dibattito polemico. «Non giudico le decisioni prese da chi ha studiato ed è giudice di professione», ha commentato lo zio Andrea, ma ha espresso un dubbio: «Al di là dell’ergastolo a Filippo, mi chiedo se un domani, a fronte di un altro episodio del genere, verrebbe a questo punto definito esperto. Speriamo di non doverlo sapere mai».
La sentenza di ergastolo per Filippo Turetta rimane un caso emblematico del dramma dei femminicidi, un tema che continua a occupare un posto centrale nella società italiana. La famiglia Cecchettin, pur ferita, rimane impegnata nella lotta per la giustizia e la sensibilizzazione, sperando che il numero dei femminicidi possa un giorno raggiungere zero.
