Ergastolo definitivo per Innocent Oseghale, la madre: «Si cerchino i complici»
Cassazione conferma ergastolo per nigeriano che uccise e fece a pezzi Pamela Mastropietro. Mamma chiede indagini sui complici.

La Cassazione ha confermato definitivamente l’ergastolo per Innocent Oseghale, il 35enne nigeriano accusato di aver ucciso e fatto a pezzi Pamela Mastropietro, una ragazza romana di 18 anni. L’evento, avvenuto nel 2018 a Macerata, ha concluso un processo lungo e drammatico, che ha visto la vittima trovare la morte in circostanze estremamente violente. La difesa aveva cercato di contestare l’aggravante della violenza sessuale, ma la Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la condanna. La madre di Pamela, Alessandra Verni, ha espresso sollievo, ma ha anche chiesto di indagare sui possibili complici.
La storia di Pamela Mastropietro
Pamela Mastropietro si era allontanata dalla comunità Pars di Corridonia, in provincia di Macerata, a fine gennaio 2018, lasciando documenti e cellulare, ma portandosi dietro solo un trolley. Il suo cadavere fu trovato per caso da un passante che, notando due valigie in campagna, pensò a droga o refurtiva e chiamò le forze dell’ordine. Dentro, invece, c’erano i resti della ragazza. Le indagini portarono al nigeriano Innocent Oseghale, che fu successivamente condannato in diversi processi. Restava da chiarire il reato di violenza sessuale, che è stato confermato in appello e in Cassazione.
La difesa aveva sostenuto che non ci fossero prove sufficienti per sostenere lo stupro, ma questa tesi è stata respinta. Secondo il pg della Suprema Corte, Francesca Maria Loy, la sussistenza della violenza sessuale si basa sulla prova logica. Il ricorso della difesa era considerato inammissibile, in quanto la sentenza aveva smentito che il rapporto sessuale fosse avvenuto nel sottopasso, ma nell’abitazione, e aveva escluso che si trattasse di un rapporto consensuale.
La sentenza ha concluso definitivamente il processo, ma la madre di Pamela non si ferma.
La battaglia continua
Alessandra Verni, la madre di Pamela, ha commentato la sentenza dicendo: «Da sei anni aspettavo questo momento, è quello che speravo». Tuttavia, ha anche espresso la sua preoccupazione: «La battaglia non finisce qui. È stata fatta giustizia, ma ora si cerchino i complici». Ha chiesto a Oseghale di pentirsi e di rivelare chi era con lui, e ha espresso la sua preoccupazione che l’uomo possa uscire di prigione dopo solo 10 anni. In occasione dell’anniversario della morte, il 30 gennaio, organizzerà una fiaccolata in suo onore.
Il caso di Pamela Mastropietro ha suscitato grande scalpore e preoccupazione, non solo per la violenza estrema subita, ma anche per le condizioni in cui il corpo è stato trovato. La storia ha suscitato empatia e indignazione, con molti che hanno espresso solidarietà alla famiglia. La madre ha sottolineato l’importanza di continuare a cercare i complici, anche se la sentenza ha concluso il processo principale.
La giustizia è stata fatta, ma la verità non è ancora completa.
