Coches chinesi in Italia: la posventa si trasforma in un problema strutturale
Coches chinesi in Italia: la posventa si trasforma in un problema strutturale, con ritardi e inmovilizzazioni di veicoli.

Nei primi sei mesi del 2026, le aziende cinesi hanno registrato 75.024 immatricolazioni e una quota del 12,3% sul mercato italiano, corrispondente a più di un decimo dei veicoli venduti. Tuttavia, la rapida espansione di queste marche si confronta ora con un problema di post-vendita che preoccupa i clienti. Il 54% dei consumatori italiani riconosce dubbi sul servizio post-vendita e sui ricambi delle marche cinesi, ben al di sopra di altre preoccupazioni come la durata dei materiali o il valore di rivendita futuro. Le officine segnalano tre aspetti interconnessi: un parco veicolare invecchiato, scarsità di personale qualificato e ricambi che non arrivano in tempo.
Un parco veicolare invecchiato e una domanda crescente
La media d’età dei veicoli in Italia è di 14,6 anni, secondo i dati di ANFAC e della DGT, e il 62% dei veicoli in circolazione supera la decade. Man mano che il parco si invecchia, aumenta il numero di interventi in officina e la complessità delle riparazioni, poiché si deve gestire con pezzi dismesso e aggiornamenti software accumulati dal momento dell’uscita dal’officina. La maggior parte delle marche cinesi ha migliorato la logistica con magazzini in Italia e in Europa, permettendo tempi di consegna di 72 ore per manutenzioni preventive, che rappresentano la maggior parte degli interventi. Tuttavia, in riparazioni più complesse, come la carrozzeria, i tempi si allungano sensibilmente, poiché i veicoli non vengono prodotti in Europa.
Scarsità di personale qualificato e ritardi nel rifornimento
Il settore ha segnalato da tempo la mancanza di meccanici, carrozzai e pittori. Il problema, secondo le officine, non è legato al salario o all’attraente del mestiere, ma alla comunicazione: ai giovani non arriva l’immagine aggiornata del lavoro. I ritardi nel rifornimento dei pezzi obbligano alcune officine a cercare su piattaforme di seconda mano o addirittura in smeraldori quando il ricambio originale non viene più prodotto. Aggiungi la frizione comune con le assicurazioni nei sinistri con terzi, e la catena si allunga in ogni passo.
Le officine segnalano che il problema non è puntuale né stagionale, ma strutturale. In alcune zone d’Italia, il tempo medio di attesa va da due settimane a due mesi, a seconda dell’incidente e della marca. A Asti, l’associazione del settore (Aspa) ha reso pubbliche le cifre: tra 15 giorni e un mese per guasti meccanici, e fino a due mesi per riparazioni di carrozzeria. Un problema che si è diffuso come la polvere in tutta l’Italia. Non è un caso isolato: in un concessionario Peugeot di Valencia, un cliente ha documentato pubblicamente la sua esperienza, aspettando più di due mesi tra il segnale del guasto e la consegna del veicolo riparato.
La domanda di personale specializzato cresce esponenzialmente
Le marche cinesi, come BYD, hanno generato una domanda di personale specializzato che, secondo il settore, è tra dieci e quindici volte superiore a quella di poco tempo fa. Non si tratta solo di meccanica tradizionale: servono tecnici che padroneggiino sistemi elettrici, elettronica a bordo e strumenti diagnostici avanzati, un profilo raro in Italia che si paga già oggi. Un meccanico senior specializzato in elettronica può raggiungere i 40.000 euro all’anno. Mentre le squadre si formano e accumulano esperienza con questi modelli, è ragionevole aspettarsi diagnosi più lente o rimandi a altre officine per guasti poco comuni.
Le officine multimarca trovano opportunità e sfide
Per le officine multimarca indipendenti, tutto questo è un’opportunità e un ostacolo: accesso limitato a pezzi specifici e necessità di formazione da un lato, ma anche un vuoto di mercato dove la rete ufficiale non arriva. La OCU raccomanda a chi si pensa di acquistare un veicolo cinese di verificare prima la disponibilità dei ricambi e di chiedere direttamente al concessionario i tempi di attesa reali, non quelli promessi nel catalogo.
