Cassazione: carabinieri falsificarono annotazioni per coprire responsabilità nel caso Cucchi

Cassazione ha riconosciuto falso per coprire responsabilità nel caso Cucchi.

La Cassazione ha riconosciuto che alcuni carabinieri falsificarono annotazioni per coprire eventuali responsabilità nella morte di Stefano Cucchi. La quinta sezione penale ha reso noto che la condotta di falso fu finalizzata a impedire che le precarie condizioni fisiche del giovane, riscontrate dai piantoni, potessero essere ricondotte a responsabilità degli agenti appartenenti al “Gruppo Roma”. L’evento, che ha suscitato grande attenzione, si colloca nel contesto di un caso che ha visto anni di dibattiti e ricorsi. La sentenza, resa pubblica il 19 giugno 2026, conferma una volontà di occultare le modifiche apportate alle annotazioni di servizio, con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche. La decisione arriva dopo che, nel marzo scorso, i giudici hanno assolto il colonello Lorenzo Sabatino, rifiutando i ricorsi di altri carabinieri per i quali era stata riconosciuta l’intervenuta prescrizione o condanna.

falsificazioni per occultare responsabilità

Secondo le motivazioni della sentenza, i giudici della Cassazione hanno ritenuto che la condotta di falso fosse finalizzata a coprire eventuali responsabilità dei carabinieri appartenenti al “Gruppo Roma” nella morte di Stefano Cucchi. La stessa circostanza che le annotazioni di servizio fossero state realizzate con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche, tali da non rendere identificabili le relative differenze, è stato ritenuto indicativo dell’obiettivo di occultare le modifiche apportate. La Cassazione ha sottolineato che questa valutazione è tutt’altro che illogica, e che la volontà di impedire che le condizioni fisiche di Cucchi potessero essere ricondotte a responsabilità degli agenti è emersa chiaramente dalle sentenze di merito.

assoluzione per Sabatino e rigetto dei ricorsi

Nel marzo scorso, i giudici della Cassazione hanno assolto il colonello Lorenzo Sabatino, rifiutando i ricorsi dei carabinieri per i quali era stata riconosciuta l’intervenuta prescrizione o condanna. La decisione ha rigettato anche i ricorsi di altri carabinieri, tra cui il generale Alessandro Casarsa e Luciano Soligo, che erano stati prescritti. La sentenza, che si basa su un atto di 90 pagine, ha chiarito che non esiste alcun elemento fattuale che possa far ritenere che Sabatino abbia agito con il dolo richiesto. La Cassazione ha inoltre sottolineato che l’ipotesi di una consapevolezza da parte di Sabatino della partecipazione del collega Francesco Cavallo al confezionamento delle false annotazioni è rimessa unicamente al dato di una qualche forma di interlocuzione tra i due imputati, che è del tutto indimostrato.

La Cassazione ha riconosciuto che la volontà di occultare le modifiche apportate alle annotazioni di servizio è emersa chiaramente, e che la condotta di falso fu finalizzata a impedire che le precarie condizioni fisiche di Cucchi potessero essere ricondotte a responsabilità degli agenti. La stessa circostanza che le annotazioni fossero state realizzate con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche è stato ritenuto indicativo dell’obiettivo di occultare le modifiche apportate. La decisione arriva dopo anni di dibattiti e ricorsi, e rappresenta un ulteriore passo nella ricostruzione del caso Cucchi, che ha visto la partecipazione di diversi carabinieri e la presenza del “Gruppo Roma” come figura centrale.

La sentenza ha confermato che non esiste alcun elemento fattuale che possa far ritenere che Sabatino abbia agito con il dolo richiesto, e che l’ipotesi di una consapevolezza da parte di Sabatino della partecipazione del collega Cavallo al confezionamento delle false annotazioni è rimessa unicamente al dato di una qualche forma di interlocuzione tra i due imputati, che è del tutto indimostrato. La Cassazione ha sottolineato che la volontà di impedire che le condizioni fisiche di Cucchi potessero essere ricondotte a responsabilità degli agenti è emersa chiaramente.