Caso Vannini, Ciontoli accusa i giornalisti di aver condannato innocenti

Antonio Ciontoli accusa i giornalisti di aver contribuito alla condanna di due figli e della moglie nel caso Vannini.

Caso Vannini, Ciontoli accusa i giornalisti di aver condannato innocenti
Caso Vannini, Ciontoli accusa i giornalisti di aver condannato innocenti

Nel caso Vannini, Antonio Ciontoli, capofamiglia condannato per omicidio volontario con dolo eventuale, ha accusato i giornalisti di aver contribuito alla condanna di due figli e della moglie, sostenendo che siano stati innocenti. La sentenza definitiva della Cassazione ha confermato la condanna per concorso di Federico, Martina e Maria Pezzillo, figli e moglie di Ciontoli, dopo che i ricorsi dei difensori erano stati rigettati. L’ultimo sfogo di Ciontoli, registrato durante una telefonata con la giornalista Anna Boiardi, è stato mandato in onda durante la trasmissione Quarto Grado. In quelle ultime ore di libertà, il capofamiglia ha espresso un forte dissenso nei confronti della stampa, accusandola di aver manipolato le intercettazioni ambientali e di aver contribuito a una condanna ingiusta.

Accuse ai giornalisti e alla corte

Ciontoli ha sostenuto che i giornalisti del programma Quarto Grado, in particolare quelli che hanno seguito il caso dall’inizio, hanno avuto un ruolo determinante nella formulazione del giudizio. “Voi siete stati artefici di questa condanna”, ha detto, aggiungendo che “avete contribuito a far condannare due ragazzi innocenti e mia moglie che è innocente”. La giornalista Anna Boiardi, che ha seguito il caso per anni, ha chiesto a Ciontoli se riteneva che la corte fosse stata manipolata dai giornalisti. La risposta di Ciontoli è stata netta: “Il giudizio è stato formulato da una corte manipolata dai giornalisti”. La telefonata è terminata con un invito ai giornalisti a stare vicini ai genitori di Marco, vittima del delitto.

La famiglia in carcere e le accuse di manipolazione

Dal carcere di Regina Coeli, dove è detenuto Antonio Ciontoli, i familiari sono stati separati in celle diverse. Martina e Maria Pezzillo sono invece in carcere a Rebibbia. La famiglia ha espresso la sua insoddisfazione per la sentenza, sostenendo che non si sa ancora perché Marco Vannini sia stato lasciato morire e come si siano svolti i fatti. “La verità non la sapremo mai”, ha detto Valerio Ciontoli, aggiungendo che “quella che hanno detto loro è processuale, non storica”. L’avvocato Pietro Messina ha sottolineato che la sentenza è stata considerata eccessivamente punitiva, soprattutto nei confronti dei figli e della moglie, e ha espresso l’intenzione di presentare il caso alla Corte europea.

La trasmissione Quarto Grado ha continuato a seguire il caso, con Gianluigi Nuzzi che ha sottolineato che i giudici decidono in base agli atti del processo e non ai programmi tv. Marina Conte, madre di Marco, ha aggiunto che “la responsabilità in quella casa ce l’hanno tutti quanti, perché c’erano loro, non c’eravamo noi, né c’erano politici”. La famiglia ha anche espresso la sua frustrazione per il fatto che, nonostante le lettere aperte scritte da Antonio, Federico e Martina, non è stato possibile comunicare con i genitori in modo diretto. “A loro, sarebbe bastato, al di là delle formalità, anche un biglietto messo nella cassetta postale”, hanno detto i genitori.

Nella sentenza di Appello bis, si dice che gli imputati hanno privato sia la corte che i genitori di conoscere la verità. Su Instagram, Nuzzi ha precisato che la trasmissione ha chiesto ai Ciontoli un’intervista per tanti anni, sempre negata. L’avrebbero voluta concedere a ridosso della sentenza di Cassazione, ma “ci sembrava un gesto poco elegante e forse interessato”. A proposito delle accuse, Nuzzi ha sottolineato che “si può facilmente verificare che sono false”.