Askatasuna: un movimento in movimento, tra organizzazione e resistenza
Askatasuna si rafforza con nuove iniziative e una capacità organizzativa sorprendente.

Un movimento in movimento
Askatasuna, noto per la sua capacità di organizzazione e resistenza, sembra aver trovato nuova forza dopo lo sgombero dei locali occupati in corso Regina Margherita. Il movimento, che ha sempre oscillato tra protesta e azione diretta, mostra una vitalità inaspettata, con nuove iniziative e una presenza sempre più attiva. Il recente «Festival dell’Alta Felicità» a Venaus, con 40 mila partecipanti, è stato la più imponente dimostrazione di vitalità del movimento. Molti dei partecipanti erano alla loro prima esperienza, attirati non tanto dalle battaglie No Tav, quanto dalla voglia di «ribellarsi a uno Stato che reprime e uccide».
Un’organizzazione sorprendente
La capacità organizzativa di Askatasuna ha colpito anche i funzionari della Digos, che hanno definito il movimento «una macchina capace di pianificare un giubileo». La conferenza stampa dopo la guerriglia di Chiomonte ha visto la portavoce Martina Losano, 36 anni, presentarsi con garbo e professionalità, dimostrando una gestione precisa e attenta. La sua laurea alla Lumière di Lione e la sua capacità di coordinare eventi e comunicati sui canali social «Autonomia 47» e «Network antagonista» hanno contribuito a un’immagine diversa del movimento.
La sua organizzazione ha reso il movimento più difficile da intercettare.
Molti dei leader di Askatasuna sono stati condannati o sono in processo, ma il movimento riesce a intercettare tantissimi giovani, soprattutto in un contesto di crescente disaffezione verso le istituzioni. Stefano Millesimo, 27 anni, è uno dei giovani che si distingue per il suo carisma e la capacità di trascinare i ragazzi in piazza. Anche se alcuni ritengono che dietro le quinte ci siano sempre i soliti nomi, i membri del movimento insistono che «Askatasuna non ha leader, siamo tutti sullo stesso piano».
La sua capacità di rimanere in clandestinità e di agire con aggressività ha reso più complessa la sua intercettazione, anche da parte dei partiti più a sinistra. Il «blocco nero» è arrivato dall’estero, mentre i vecchi leader No Tav, come Nicoletta Dosio, hanno urlato «siamo tutti black bloc». Il movimento, che si muove su altre frequenze, continua a organizzare iniziative, come il campo a Susa e l’annuncio di un’altra iniziativa a Torino a settembre.
Askatasuna non si ferma, si muove.
Dopo la guerriglia di Chiomonte, il movimento ha trovato nuova forza e sembra essere in grado di adattarsi a nuove situazioni e contesti. La sua capacità di rimanere in clandestinità e di agire con aggressività ha reso più complessa la sua intercettazione, anche da parte dei partiti più a sinistra. La sua presenza è sempre più attiva, con nuove iniziative e una capacità organizzativa che ha colpito anche i funzionari della Digos.
