Dragaggio Bagnoli, Commissariato risponde con fermezza a Asl e Esposito: scontro di posizioni
Scontro tra Commissariato e Asl su dragaggio a Bagnoli: monitoraggio e contaminanti in discussione.

Il Commissariato di governo ha risposto con fermezza all’istanza dell’Asl Napoli 1 e al consigliere comunale Gennaro Esposito, riguardante le attività di dragaggio in corso a Bagnoli. L’interesse si concentra su aspetti ambientali, in particolare sul rispetto delle normative e sulla correttezza delle procedure esecutive. L’evento si svolge il 4 agosto 2026, a Napoli, in un contesto di tensione tra enti locali e istituzioni. L’obiettivo principale è chiarire se le operazioni siano conformi al progetto approvato e se siano state adottate tutte le misure necessarie per mitigare l’impatto ambientale. La questione ha suscitato dibattito tra i diversi soggetti coinvolti, con Esposito che ha sollevato perplessità circa la completezza del monitoraggio.
Monitoraggio ambientale e parametri controllati
Secondo il consigliere comunale Gennaro Esposito, l’analisi delle relazioni Arpac scaricate dal sito mostra che le campagne di controllo sono state incentrate prevalentemente sul monitoraggio della torbidità, dei principali parametri fisico-chimici della colonna d’acqua e, in alcune campagne, su metalli, IPA e idrocarburi. Tuttavia, non sarebbero espressamente monitorati contaminanti come PCB e PCB diossina-simili, Diossine (PCDD), Furani (PCDF), composti organostannici e pesticidi organoclorurati. Questi ultimi sono stati individuati in precedenti indagini, come quelle del progetto Abbaco. Esposito sostiene che l’attuale fase di dragaggio comporta la movimentazione di sedimenti storicamente contaminati, e che alcune sostanze sono caratterizzate da elevata persistenza ambientale e rilevanza tossicologica.
La risposta del Commissariato e le misure adottate
La Struttura commissariale ha ribadito il rispetto della normativa vigente e ha sottolineato che le attività sono svolte in sinergia con gli enti competenti in materia ambientale. Si è ricordato che l’accesso di vigilanza alle aree di cantiere è garantito. La nota commissariale presenta alcuni allegati, tra cui un documento tecnico redatto dalla Rti Deme Enviromental, aggiudicataria dei lavori in mare. Secondo il documento, l’escavo viene effettuato sempre all’interno di specchi acquei delimitati da scogliere, panne galleggianti e sistemi bubble screen, che sono sempre in funzione durante le operazioni. L’obiettivo delle barriere fisiche è di impedire la dispersione di particelle durante la rimozione.
Le attività sono state precedute da un test pilota a fine marzo, con la presenza degli enti di controllo. Si rivendica inoltre che, a più di 3 mesi dall’avvio, il monitoraggio ambientale dell’Arpac non ha evidenziato alcuna criticità. I verbali sui rilevamenti di torbidità (21 e 27 maggio 2027) e del campionamento sulle acque (24 marzo) sono stati allegati alla risposta. La Struttura commissariale ha avvertito che ogni valutazione nelle sedi competenti resta impregiudicata in merito alle affermazioni di Esposito.
Esposito rilancia: chiede estensione del monitoraggio
Il consigliere comunale non si limita a constatare la risposta, ma prova a rilanciare. In una nota, Esposito chiede un’integrazione del monitoraggio ambientale, sottolineando l’importanza di una valutazione completa. Sul sito di Invitalia, soggetto attuatore dei lavori, è evidenziata la presenza della relazione finale del progetto Abbaco, una ricerca coordinata dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, finalizzata al restauro ambientale del Sin Bagnoli-Coroglio. Esposito ricorda che le attività di caratterizzazione ambientale dei fondali hanno evidenziato la presenza di molteplici contaminanti. La sua posizione è che l’attuale fase di dragaggio comporta la movimentazione di sedimenti storicamente contaminati, e che alcuni contaminanti sono caratterizzati da elevata persistenza ambientale e rilevanza tossicologica.
Esposito cita inoltre una pubblicazione del geochimico Benedetto De Vivo, dove si parla di superamenti dei limiti normativi per IPA e PCB fino a ordini di grandezza di 100-1000 volte nelle aree più contaminate della Baia di Bagnoli. Secondo lui, non è possibile comprendere con sufficiente chiarezza se i campionamenti della colonna d’acqua e i prelievi eseguiti alle diverse profondità siano stati effettuati durante le operazioni di escavo o in momenti in cui le attività erano sospese. Esposito ritiene opportuna l’estensione delle attività di controllo anche ai contaminanti individuati da Abbaco.
