Raffaele Speranzon: «Fine vita? Non dico no. A Padova non c’è fretta per Marcato»

Speranzon commenta la questione eutanasia e candidati a Padova, sottolineando l’importanza del dibattito e della collaborazione.

Raffaele Speranzon parla di fine vita e candidati a Padova, sottolineando la collaborazione e il dibattito
Raffaele Speranzon parla di fine vita e candidati a Padova, sottolineando la collaborazione e il dibattito

Raffaele Speranzon, nuovo coordinatore veneto di Fratelli d’Italia, commenta i primi sei mesi del suo incarico, sottolineando l’impegno del partito nel territorio e la necessità di un dibattito costruttivo. Dopo la vittoria del centrodestra a Venezia, il senatore ha espresso soddisfazione per il risultato e ha ribadito l’importanza di una politica radicata e aperta. Sui temi più sensibili, come la questione del fine vita, Speranzon ha espresso una posizione equilibrata, rifiutando una posizione univoca e sottolineando la necessità di un confronto serio e rispettoso. Inoltre, ha parlato del candidato a Padova, Roberto Marcato, e ha espresso la sua disponibilità a valutare la sua candidatura, ma ha chiarito che non c’è fretta.

Un dibattito responsabile e la competenza statale

«Non perché siano intervenuti diktat o manchi il dibattito, ma in quanto responsabilmente ci sono state la volontà e la capacità di trovare una sintesi fra le diverse sensibilità», ha spiegato Speranzon, riferendosi al processo di unificazione delle correnti all’interno del partito. Il coordinatore ha sottolineato che il dibattito non deve essere ridotto a pretesti per dividere, ma deve essere un’occasione per risolvere i problemi concreti dei cittadini. «Fare politica significa convogliare le energie nella risoluzione dei problemi che gravano sui cittadini», ha aggiunto, sottolineando l’importanza di un approccio costruttivo e unitario.

La questione del fine vita non è un tema da risolvere in modo univoco. «È un tema etico su cui ognuno ha una sensibilità diversa. Un partito, così come una coalizione, non è una caserma. Anch’io ho avuto mia mamma con una patologia degenerativa irreversibile: chi è malato, e il familiare che lo assiste, meritano ascolto, rispetto, vicinanza, senza nessun tipo di lezione morale», ha detto Speranzon, sottolineando l’importanza di un dibattito aperto e rispettoso. «Detto questo, però, noi siamo contrari all’eutanasia più o meno mascherata, ma anche all’accanimento terapeutico, nella consapevolezza che la competenza è statale e difatti ce ne stiamo occupando in Parlamento», ha concluso.

La candidatura a Padova e la collaborazione con il territorio

«A Padova le piacerebbe il leghista Roberto Marcato?», ha chiesto un giornalista, a cui Speranzon ha risposto con un’affermazione di stima personale. «Ho un ottimo rapporto personale di amicizia e di stima con Marcato, dopodiché bisnerà capire se a Padova la sua è la candidatura migliore. Se lo è, non abbiamo veti, ma nemmeno fretta, perché sarebbe la cattiva consigliera di scelte di cui potremmo pentirci», ha detto, sottolineando l’importanza di un processo partecipativo e democratico.

La scelta dei candidati deve ascoltare il territorio. «Cercheremo di capire quali sono i candidati migliori ascoltando i territori, il che non significa solo le segreterie e gli iscritti, ma pure le categorie economiche, le parti sociali, le associazioni culturali e così via», ha aggiunto Speranzon, mettendo in evidenza l’attenzione al territorio e alla sua diversità. «Non abbiamo deciso nulla da nessuna parte. Di sicuro come centrodestra dovremo trovare una sintesi, perché gli elettori ci vogliono uniti e vincenti», ha concluso, sottolineando l’importanza di un’unità di intenti e di una collaborazione costruttiva.

Il coordinatore ha anche espresso la sua fiducia nel futuro del centrodestra, sottolineando che il successo a Venezia è stato un risultato straordinario e che il partito continuerà a lavorare per il bene del territorio e della nazione.