Danubio in secca, Romania esplosione roccia per salvare centrale nucleare

Romania esplosione roccia per deviare acqua al reattore di Cernavoda, in mezzo alla crisi idrica in Europa

Operazione di esplosione roccia sul Danubio per deviare acqua verso centrale nucleare, in Romania
Operazione di esplosione roccia sul Danubio per deviare acqua verso centrale nucleare, in Romania

La Romania ha effettuato un’esplosione controllata su una formazione rocciosa lungo il Danubio per deviare una maggiore quantità d’acqua verso la centrale nucleare di Cernavoda, in un contesto di grave crisi idrica in Europa. L’operazione, condotta con 180 kg di esplosivo, mira a garantire il raffreddamento dei reattori nucleari, che altrimenti rischierebbero di fermarsi a causa del caldo estremo e della siccità. La situazione è critica anche in Ungheria, dove la centrale di Paks, con una capacità di 2 gigawatts, opera al 10% della sua capacità a causa del livello record del fiume. La mancanza di acqua ha ridotto la portata del Danubio di quasi due terzi, con conseguenze su energia, trasporti e ambiente.

Un intervento estremo per salvaguardare l’energia

La decisione di deviare l’acqua verso il reattore di Cernavoda è stata presa per evitare un ulteriore calo nella produzione di energia. La centrale romena, che normalmente fornisce circa un quinto dell’elettricità consumata nel Paese, ha dovuto interrompere l’operazione di uno dei suoi due reattori a causa del calo del livello del fiume. L’esplosione, condotta dalle forze navali romene, ha permesso di aprire un canale per il flusso di acqua verso il reattore rimanente, riducendo il rischio di interruzione totale. L’operazione è stata considerata un intervento estremo, ma necessario per salvaguardare la continuità del servizio energetico.

La siccità e l’onda di calore hanno colpito diversi Paesi europei, con effetti significativi sulle infrastrutture idriche e sull’approvvigionamento energetico. In Bulgaria, un battello da crociera è stato evacuato a causa del livello basso del Danubio, con 186 turisti senza acqua potabile. In Serbia, la centrale idroelettrica di Djerdap 1, una delle più grandi d’Europa, opera al 20% della sua capacità. Il primo ministro serbo ha chiesto ai cittadini di ridurre il consumo di elettricità per alleviare la pressione sul sistema.

Effetti economici e ambientali della crisi idrica

La riduzione del flusso del Danubio ha avuto conseguenze non solo sull’energia, ma anche sul trasporto fluviale e sull’ambiente. Il fiume, che è l’autostrada d’acqua più lunga d’Europa, ha visto il suo livello scendere a un record dal 1996, con un calo di quasi due terzi. Questo ha reso difficile la navigazione e ha messo a rischio la salute degli ecosistemi. La mancanza di acqua ha anche portato a un aumento dei costi energetici, con l’Ungheria che dipende sempre più da importazioni estere.

Operazione di esplosione roccia sul Danubio per deviare acqua verso centrale nucleare, in Romania, immagine di approfondimento

La Romania, con l’esplosione di roccia, ha cercato di mitigare l’impatto, ma la soluzione non è definitiva e richiede interventi a lungo termine per gestire le conseguenze della siccità. In Ungheria, il governo ha annunciato che la centrale di Paks potrebbe continuare a funzionare per altri due giorni, grazie all’effetto dell’esplosione romena. La situazione, sebbene temporaneamente alleviata, rimane critica, con il rischio di ulteriori interruzioni se il caldo e la siccità persistono.

Per alleviare la pressione sul sistema energetico, sono stati adottati tagli volontari da parte di aziende e famiglie. La produzione di automobili in Romania è stata ridotta per alleggerire la domanda di elettricità, mentre aziende come la farmacèutica Richter hanno annunciato tagli del consumo di energia. La riduzione del consumo di elettricità ha contribuito a stabilizzare la situazione, ma non risolve la crisi a lungo termine.