L’arciduca bohémien: un esilio di sovranità e ribellione

L’arciduca bohémien, ex sovrano in fuga, vive in povertà a Berlino dopo aver rinunciato a titoli e privilegi.

Un uomo in età avanzata, con un cappello e un cappotto, cammina in un cimitero di Kreuzberg a Berlino, davanti a una targa dorata che ricorda il nome di un ex arciduca
Un uomo in età avanzata, con un cappello e un cappotto, cammina in un cimitero di Kreuzberg a Berlino, davanti a una targa dorata che ricorda il nome di un ex arciduca

Un arciduca in fuga dal potere

Leopoldo Ferdinando d’Asburgo-Lorena, noto come l’arciduca bohémien, ha vissuto una vita in contrasto con l’ordine tradizionale del potere imperiale. NATO nel 1868 in una famiglia in esilio, il rampollo degli Asburgo-Toscana ha abbandonato titoli e privilegi per vivere in povertà a Berlino. La sua storia, scritta come una sorta di opera di Franz Lehár, è un esempio di ribellione e disincanto. Dopo aver rinunciato a ogni titolo nel 1903, Leopoldo Ferdinando ha scelto di assumere il cognome Wölfling, simbolo di una vita lontana dal fasto e dalle convenzioni. La sua decisione ha segnato un addio definitivo a una famiglia respinta come bigotta.

Un’esistenza di espedienti e scelte

Dopo la caduta della duplice monarchia austriaca, Leopoldo Ferdinando ha dovuto affrontare la realtà di un mondo senza sovrani. A Vienna, ha gestito una bottega di alimentari e fatto da guida nei palazzi imperiali dell’Hofburg e Schönbrunn. A Berlino, si è arrangiato come giornalista, ballerino a pagamento per dame sole all’Hotel Adlon e attore nei cabaret. Mentre sosteneva l’avvento del nazismo, vedeva in esso la promessa di un mondo migliore. La sua vita è stata segnata da scelte difficili, tra esilio e sopravvivenza.

La sua storia è interrotta da un’altra scelta di vita: nel 1902, dopo la rottura con l’imperatore Francesco Giuseppe, ha sposato Wilhelmine Adamovicz, una prostituta. L’imperatore, che non riconosce i sentimenti del nipote, ha visto in lui un capo incapace di comprendere le emozioni. La rottura è stata definitiva, e Leopoldo Ferdinando ha scelto di vivere in esilio, abbandonando ogni legame con la famiglia che lo aveva respinto come bigotta. La sua decisione ha segnato un addio definitivo a una famiglia respinta come bigotta.

Dopo il divorzio nel 1907, Leopoldo Ferdinando ha sposato un’altra ex prostituta, Maria Ritter, con cui si è trasferito a Parigi. I due si separano nel 1916 per poi divorziare. È già in corso la Prima guerra mondiale, che precipiterà l’ex arciduca in un’esistenza di espedienti per sopravvivere. Alla caduta della duplice monarchia, la repubblica austriaca sequestra il patrimonio degli Asburgo e Wölfling si ritrova senza un soldo coperto di debiti. Inizia un altro capitolo di una fuga senza fine dal passato in oro ed ermellino.

Leopoldo Ferdinando ha trascorso gli ultimi anni della sua vita in povertà, alloggiando in un tetro casermone di Kreuzberg. È morto nel 1935, e il suo funerale è stato un evento privato, senza il fasto barocco delle esequie degli Asburgo. Tuttavia, qualcosa del passato imperiale rimane: sulla targa della croce nel cimitero di Kreuzberg, Leopold Wölfling è ricordato a lettere d’oro come arciduca d’Austria. Per ironia della storia, sull’arciduca che non voleva esser tale ancora batte il freddo sole degli Asburgo. La sua vita è un esempio di ribellione e disincanto, un’esperienza di un arciduca che ha scelto di abbandonare il potere per vivere in povertà, ma non ha mai perso il legame con il passato. La sua storia è un ricordo dorato in un cimitero di Kreuzberg, un simbolo di una famiglia che ha visto il declino del potere imperiale.