La “Ice Cream Valley” del bolognese: un’industria che fa gelato in tutto il mondo
Bologna, la “Ice Cream Valley” produce macchinari per gelato esportati in tutto il mondo.

Un’industria che fa gelato in tutto il mondo
Da quasi cento anni, nel territorio bolognese, si producono macchinari innovativi per la fabbricazione del gelato, esportati in tutto il mondo. Questa specializzazione ha dato origine al soprannome “Ice Cream Valley”, una variazione del concetto di Silicon Valley, ma dedicata al settore del gelato. Le macchine prodotte a Bologna vengono utilizzate in gelaterie e laboratori in ogni parte del mondo, da New York a Tokyo. La competenza in questo settore ha reso il territorio un punto di riferimento internazionale per l’industria del gelato.
La produzione di macchine per il gelato ha radici profonde nel bolognese. Nel 1946, a Bologna, nacque la Carpigiani, azienda che oggi detiene più di un terzo del mercato mondiale delle macchine per la produzione di gelato. L’azienda fu fondata da due fratelli, Bruto e Poerio, che lavoravano nell’azienda ACMA. Subito dopo la fine della guerra, Bruto prototipò la macchina passata alla storia come “autogelatiera”, un innovativo mantecatore che migliorò notevolmente la qualità del gelato.
Un’evoluzione tecnologica che ha trasformato il settore
Le macchine per il gelato sono diventate sempre più automatizzate nel tempo. Una delle caratteristiche più apprezzate è il fatto che realizzano da sole cicli di pulizia che igienizzano alcuni componenti interni, e possono stare anche tre mesi senza che sia necessaria una pulizia manuale. Questa innovazione ha reso le macchine bolognesi molto richieste a livello internazionale, soprattutto in Asia e in Sud America. La tecnologia bolognese ha rivoluzionato la produzione del gelato. Le macchine prodotte a Bologna non solo migliorano la qualità del prodotto, ma anche la sua conservazione e la sua preparazione. Tra le macchine più importanti ci sono i pastorizzatori, che amalgamano gli ingredienti e riscaldano la miscela per eliminare i batteri, e i mantecatori, che congelano la miscela mentre una pala continuamente in movimento incorpora minuscole bolle d’aria, per rendere il gelato morbido e soffice.
Un’industria in crescita e un museo dedicato
La produzione di macchine per il gelato a Bologna è cresciuta di pari passo con lo sviluppo dell’industria meccanica. Dopo la crisi della produzione della seta, tra Ottocento e inizio Novecento, la città diventò un centro importante per la fabbricazione di macchine automatiche, con operai e ingegneri specializzati. Nel 1911, fu pubblicato uno dei primi trattati moderni di gelateria, scritto da Enrico Giuseppe Grifoni, soprannominato il “Pellegrino Artusi” del gelato.
La tradizione del gelato a Bologna si è evoluta in un’industria globale. Nel 1927, Otello Cattabriga progettò la “motogelatiera”, la prima macchina automatica per la produzione del gelato. Questa invenzione fu un passo fondamentale per l’industrializzazione del settore. Nel 1969, la Carpigiani si trasferì nel suo attuale stabilimento di Anzola dell’Emilia, 12 chilometri più a ovest, lungo la via Emilia. Nel 1970, l’azienda acquistò le Officine Cattabriga, che poi divennero Iceteam 1927.
Un evento che celebra l’eccellenza del gelato
Proprio a Rimini, ogni anno, dal 1980, viene organizzata la più grande fiera al mondo del gelato, la Sigep World. Nel 2026, la fiera ha registrato 200mila visitatori e circa 1.300 espositori. A Bologna, invece, c’è Fabbri, che oltre alle famose amarene produce ingredienti per il gelato. L’eccellenza di Bologna fa parte di un mercato delle macchine e delle attrezzature per il gelato che in Italia, nel 2025, valeva 697 milioni di euro. Circa il 70 per cento di ciò che viene prodotto in questo settore viene esportato all’estero, in particolare in Asia e in Sud America.
