Lago Maggiore in secca: barche in secca e sassi che spuntano, la crisi idrica si fa sentire
Il lago Maggiore si ritira, barche in secca e sassi emergono: la crisi idrica in Lombardia si fa più preoccupante.

Il lago Maggiore, simbolo di bellezza e di equilibrio idrologico, mostra oggi un aspetto drammatico: barche in secca, sassi che spuntano dal terreno e spiagge irriconoscibili. Il fenomeno, osservabile lungo la sponda varesina, è il risultato di un calo del livello dell’acqua che ha colpito il bacino in modo drastico. Il 23 giugno, il lago era a +63 centimetri, ma in cinque settimane ha perso oltre un metro, con una discesa che nei giorni scorsi ha viaggiato a più di due centimetri al giorno. Il quadro è preoccupante, e le immagini riprese da un drone testimoniano un paesaggio trasformato, con la spiaggia Guree di Monvalle che non si riconosce più e il Golfo della Quassa completamente ritirato.
La crisi idrica si fa più grave
La situazione del lago Maggiore non è isolata: il bacino del Ticino, che alimenta il lago, ha registrato un deficit idrico del 59,9 per cento rispetto alla media storica. Dall’inizio della stagione irrigua, dal 1° maggio al 28 luglio, il bacino ha erogato complessivamente 1.578 milioni di metri cubi d’acqua, con un incremento del 30,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno di grande siccità del 2022. Tuttavia, il calo del livello dell’acqua ha reso la situazione estremamente delicata, con il lago che si trova attualmente a circa 40 centimetri sotto lo zero idrometrico di Sesto Calende.
Le conseguenze sul territorio
Le conseguenze si fanno sentire anche sul territorio. Il lago, che normalmente si trova intorno ai 193,64 metri sul livello del mare, si trova ora intorno ai 192,6 metri, a un metro sotto la media stagionale. La prima soglia di magra, oltre la quale la navigazione dei traghetti entra in difficoltà, è fissata a 192,99 metri. Il confine inferiore della fascia di regolazione della diga della Miorina è a −50 centimetri, e restano poco più di dieci centimetri di margine operativo. Questo significa che il sistema è a rischio, e le decisioni di gestione dell’acqua devono essere prese con urgenza.
La siccità ha anche colpito i canali dell’Est Ticino Villoresi, che irrigano il nord-ovest milanese e il Pavese. Quando scende il lago, scende anche il Ticino, e con esso le portate ai canali. Questo ha portato a un calo delle risorse idriche disponibili, con un numero crescente di Comuni che si trovano in difficoltà e che devono essere riforniti con autobotti. In Lombardia, una cinquantina di Comuni è in difficoltà, di cui diciassette serviti dalle cisterne.
Le soluzioni in discussione
Il Tavolo regionale per la crisi idrica ha discusso ieri a Palazzo Lombardia, con la partecipazione degli assessori Massimo Sertori, Alessandro Beduschi e Giorgio Maione. «Abbiamo fatto il punto della situazione e pianificato le prossime azioni strategiche, ponendo massima attenzione all’area dell’Est Ticino Villoresi», ha dichiarato Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione. Tra le soluzioni proposte, c’è la richiesta di acqua alla Svizzera, dove si trovano serbatoi alpini con circa 190 milioni di metri cubi d’acqua. Inoltre, si sta valutando la possibilità di ridurre il Deflusso Ecologico sul Ticino da 17 a un minimo di 14 metri cubi al secondo, per sostenere la portata dei canali e contenere i danni alle colture.
La situazione è drammatica, ma non si escludono ulteriori misure. L’Osservatorio del Po ha confermato la severità idrica a scala distrettuale, e il quadro torna sul tavolo oggi con la nuova seduta dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po. Il lago Maggiore, simbolo di bellezza e di equilibrio, oggi è un segnale di allarme per la gestione delle risorse idriche in Lombardia. La siccità, che si è innescata su una riserva di partenza già magra, ha reso la situazione estremamente delicata, e le decisioni di gestione dell’acqua devono essere prese con urgenza per evitare danni irreparabili.
