Fondo Safe UE: il governo italiano ha “prenotato” 14,9 miliardi, ma non si può “riservare” come ha detto Tajani

Il governo italiano ha prenotato 14,9 miliardi del fondo Safe Ue, ma non si può riservare come ha spiegato il ministro Tajani. L’Ue mette a disposizione prestiti agevolati per la difesa.

Governo italiano prenota fondi Safe Ue, ma non si può riservare. Ministero degli Esteri spiega le regole
Governo italiano prenota fondi Safe Ue, ma non si può riservare. Ministero degli Esteri spiega le regole

Il governo italiano ha annunciato di aver “prenotato” 14,9 miliardi di euro del fondo Safe, strumento di finanziamento per la difesa europea, ma non si tratta di un diritto garantito. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che i fondi non si possono “riservare” come si potrebbe fare con un prodotto commerciale, ma seguono regole precise definite dall’Unione Europea. L’annuncio, fatto durante un incontro con esperti delle relazioni internazionali e della difesa, ha suscitato reazioni da parte dell’esecutivo comunitario, che ha espresso preoccupazione per la maniera in cui l’Italia ha interpretato il meccanismo.

Il fondo Safe e i suoi obiettivi

Il fondo Safe, lanciato nel marzo 2025 come parte del Piano Rearm Europe (poi ribattezzato Readness 2030), è uno strumento di finanziamento per la difesa europea che mette a disposizione prestiti agevolati da 150 miliardi di euro a tasso basso, con scadenza a 45 anni e un periodo di tolleranza di dieci anni. L’obiettivo è sostenere l’industria della difesa, permettendo agli Stati membri di acquistare prodotti e servizi per la sicurezza, come missili, droni, difesa aerea e tecnologie cibernetiche.

Il governo italiano, attraverso il ministro Tajani, ha spiegato che i 14,9 miliardi prenotati saranno utilizzati non più di 6-7 miliardi entro l’anno, con l’obiettivo di accelerare l’acquisto di tecnologie e prodotti per la difesa. Tuttavia, l’UE ha espresso preoccupazione per la maniera in cui l’Italia ha interpretato il meccanismo, che non prevede la “prenotazione” come un diritto, ma come un processo competitivo e trasparente.

Le regole per l’utilizzo dei fondi

I contratti di appalto devono garantire che non più del 35% del costo sia dovuto a componenti originari di Paesi terzi, dell’Ucraina o di paesi che fanno parte dello Spazio economico europeo e dell’Associazione europea di libero scambio (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). Al di fuori dell’Unione Europea, possono partecipare agli appalti comuni Albania, Canada, Corea del Sud, Giappone, India, Macedonia del Nord, Moldova, Norvegia e Regno Unito, previo via libera delle istituzioni comunitarie.

Il governo italiano ha utilizzato l’anno scorso 15 miliardi di prestiti agevolati, ora in grande ritardo, e ha annunciato di aver “prenotato” i 14,9 miliardi, precisando che ne utilizzerà non più di 6-7 miliardi entro l’anno. I primi pagamenti sono già partiti per Polonia, Cipro, Croazia, Lituania e Grecia. La Polonia ha ricevuto 6,6 miliardi di euro, la Grecia 118 milioni, la Lituania 956 milioni e la Croazia 255 milioni di euro.

La sostenibilità economica rimane un fattore chiave per gli esiti finali delle crisi.

Le due principali crisi sul fianco Est europeo e in Medio Oriente hanno dimostrato che la sostenibilità economica rimane un fattore fondamentale per gli esiti finali. Le aziende in grado di soddisfare i nuovi requisiti sul campo di battaglia in tempi brevi e con costi sostenibili hanno prospettive di crescita interessanti. La dimensione tecnologica relativa a droni, missili, satelliti, comunicazioni e AI sta offrendo spazi di sviluppo non solo ai grandi player, ma a tutte le realtà in grado di sviluppare tecnologie con nuovi modelli di business. Numerose aggregazioni e consorzi, come GCAP, JV Leonardo Rheinmetall e KNDS, stanno plasmando l’idea di una difesa comune. Al tempo stesso, “stanno emergendo piccole-medie realtà in grado di soddisfare un modello di offerta che riduce i tempi di consegna con costi sostenibili”, ha spiegato l’ad di Rheinmetall Italia, Alessandro Ercolani.