Cina e Iran in accordo missilistico: i sistemi a spalla potrebbero influenzare la guerra
L’Iran riceverà 400 lanciatori cinesi, aumentando la sua capacità di difesa aerea e il rischio per le basi Usa.

L’Iran è in attesa dell’arrivo di circa 400 lanciatori di missili a spalla prodotti in Cina, un accordo riferito da Reuters e stimato in circa 60 milioni di dollari. I sistemi, denominati Manpads, sono della tipologia QW-12 e FN-16 e potrebbero migliorare la capacità di difesa aerea iraniana. L’acquisto potrebbe permettere all’Iran di contrastare le operazioni aeree degli Stati Uniti, con un impatto significativo sulle basi USA e su aerei civili. L’importanza di questa fornitura risiede nel potenziale di rafforzamento delle capacità militari iraniane e nel rischio di proliferazione di armi letali.
Un rafforzamento dei legami tra Cina e Iran
Secondo Christoph Bergs, analista al Rusi di Londra, l’acquisto dei Manpads «sottolinea il rafforzamento dei legami tra Teheran e Pechino». L’analista sottolinea come la Cina stia assumendo un ruolo crescente nel mercato globale delle armi non occidentali, sostituendo gradualmente il tradizionale ruolo della Russia. «La vendita sarebbe indicativa della crescente proliferazione globale di equipaggiamento militare cinese», afferma Bergs. L’arrivo di questi sistemi potrebbe influenzare la catena di approvvigionamento internazionale, con implicazioni più ampie per la sicurezza globale.
La Cina potrebbe imparare molto da questa cooperazione, osserva Keir Giles, analista del Russia and Eurasia Programme della Chatham House. «La Cina ne beneficerebbe imparando come i propri sistemi d’arma si comportano contro quello che probabilmente è il suo principale avversario», spiega. L’analista ritiene che la Cina continuerà a supportare l’Iran finché non ci saranno risposte significative da parte degli Stati Uniti.
Rischi per la sicurezza e la proliferazione
La fornitura di questi sistemi potrebbe portare a un aumento del rischio di proliferazione, con il potenziale che i missili finiscano nelle mani di gruppi armati non statali. Matt Schroeder, analista del Small Arms Survey, ha espresso preoccupazioni su questo aspetto. «Un decennio di sforzi diplomatici per ridurne la proliferazione verrebbe vanificato da questo trasferimento», afferma. Inoltre, l’uso di questi sistemi potrebbe permettere all’Iran di attaccare aerei in partenza o in arrivo nelle basi USA, nonché aerei civili, rendendo il rischio per la sicurezza aerea ancora più elevato.
Secondo l’Institute For the Study of War, alcuni di questi sistemi, forniti inizialmente dalla Russia come il modello Verba, sono già stati montati sui droni Shahed iraniani per renderli più letali. Questo potrebbe aumentare la capacità di attacco dell’Iran, soprattutto contro velivoli a bassa quota, come gli elicotteri. «La misura in cui la Cina continuerà ad ampliare il proprio sostegno dipenderà soprattutto dalla risposta degli altri paesi, in particolare degli Stati Uniti», aggiunge Bergs. La situazione potrebbe evolvere in modo significativo, con implicazioni non solo per il Medio Oriente, ma anche per la strategia globale delle superpotenze. Come ha sottolineato Giles, «tutto è interconnesso», e gli scenari tra Ucraina e Medio Oriente hanno sempre più punti di collegamento tra gli interessi economici e strategici delle superpotenze.
Da un punto di vista operativo, l’arrivo di questi sistemi è parte di un rinnovamento della difesa aerea iraniana, che negli ultimi anni ha registrato spese e perdite significative. «Il loro impiego è limitato a bersagli che volano a bassa quota e a breve distanza», spiega Bergs. Tuttavia, l’Iran potrebbe aver bisogno di questi sistemi per armare i reparti che «ritiene abbiano maggiori probabilità di entrare in contatto con velivoli a bassa quota, come gli elicotteri». Inoltre, l’acquisto potrebbe preparare l’Iran all’eventualità di operazioni di terra degli Stati Uniti.
