Pavel Durov, fondatore di Telegram, ricercato per aver facilitato attività terroristiche in Russia
Pavel Durov, fondatore di Telegram, è stato incluso nella lista dei ricercati per aver facilitato attività terroristiche in Russia.

Pavel Durov, fondatore e amministratore delegato di Telegram, è stato incluso nella lista dei ricercati da parte delle autorità russe per l’utilizzo della sua piattaforma, che avrebbe facilitato attività terroristiche. L’incriminazione, resa nota dal servizio di intelligence interna di Mosca (Fsb), è legata all’uso di canali e bot utilizzati da agenti ucraini per reclutare giovani russi e spingerli a compiere atti di sabotaggio e terrorismo. Durov, nato in Russia, ha lasciato il Paese nel 2014 e ha acquisito le cittadinanze francese e degli Emirati arabi uniti.
Telegram e il controllo delle telecomunicazioni
In Russia, l’accesso a Telegram, così come a WhatsApp, è bloccato dalle autorità per il controllo delle telecomunicazioni. Tuttavia, le istituzioni, compreso l’ufficio stampa del Cremlino e i ministeri, continuano a utilizzare l’app per diffondere notizie, e gli utenti accedono alla piattaforma grazie a sistemi di aggiramento del blocco, come i Vpn. Durov, noto per la sua crociata contro i limiti alla libertà di messaggistica online, ha scontrato in passato le autorità di diversi Paesi, tra cui la Francia, dove è stato arrestato nel 2024 per non aver impedito la pubblicazione di contenuti illegali.
Le accuse si concentrano su un servizio di incontri utilizzato da agenti ucraini. Secondo l’Fsb, dal luglio dello scorso anno sono stati arrestati 46 giovani e giovanissimi in diverse regioni della Russia, che avrebbero frequentato un servizio di incontri incriminato, utilizzato da agenti ucraini per reclutare e spingere a compiere atti di sabotaggio o terrorismo. L’Fsb ha indicato che i servizi ucraini, fingendosi donne, avrebbero contattato i giovani russi attraverso il servizio di incontri Leonardo Dayvinchik, un canale che Durov aveva creato.
Un passato di conflitti con le autorità
Durov ha risposto all’incriminazione con un post sul profilo ufficiale di X, in cui ha mostrato il “dito medio” all’obiettivo. L’uomo, che ha lasciato la Russia nel 2014, ha successivamente acquisito la cittadinanza francese e degli Emirati arabi uniti. Nel marzo 2025, i magistrati francesi gli hanno dato il permesso di espatrio, e Durov è tornato negli Emirati arabi uniti, dove risiede e ha sede la sua società.
Le istituzioni russe continuano a utilizzare Telegram nonostante il blocco. Nonostante l’incriminazione, le istituzioni russe continuano a utilizzare Telegram per diffondere notizie, e gli utenti continuano ad accedervi grazie a sistemi di aggiramento del blocco. L’incriminazione di Durov rappresenta un ulteriore passo nella lotta contro l’utilizzo di piattaforme digitali per attività illegali. Durov, noto per la sua opposizione al controllo statale sulle comunicazioni, ha scontrato in passato anche le autorità spagnole, lanciando un appello agli utenti contro le misure annunciate dall’esecutivo di Pedro Sanchez per limitare l’uso delle piattaforme digitali. L’incriminazione di Durov è legata al non aver accettato la richiesta di rimuovere canali e bot utilizzati da servizi speciali ucraini e organizzazioni terroristiche.
