Infezioni sessualmente trasmesse in Italia: un aumento del 12% nel 2024
Crescono le infezioni sessualmente trasmesse in Italia, con un aumento del 12% nel 2024. Dati preoccupanti su clamidia, gonorrea e linfogranuloma venereo.

sorveglianza sentinella e dati aggiornati
In Italia, le infezioni sessualmente trasmesse (IST) continuano a registrare un aumento preoccupante. Secondo il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2024 sono state registrate 7.797 nuove segnalazioni di infezione, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente. Questo dato conferma una tendenza in crescita già osservata negli ultimi anni, dopo il rallentamento registrato durante la pandemia. I dati provengono da due sistemi di sorveglianza sentinella attivi in Italia, coordinati dal Centro Operativo AIDS (COA) dell’ISS: la Sorveglianza clinica, attiva dal 1991, e la Sorveglianza di laboratorio, avviata nel 2009. Questi sistemi permettono di monitorare le nuove diagnosi di IST in persone sintomatiche e quelle identificate attraverso test di laboratorio.
La crescita delle IST è un fenomeno diffuso, che coinvolge diverse tipologie di infezioni. Tra le infezioni monitorate, la crescita più marcata riguarda la clamidia, che nel 2024 ha visto un aumento del 41,5% rispetto al 2023. In particolare, tra gli uomini che fanno sesso con uomini (MSM), i casi sono passati da 479 a 772 in un anno, con un incremento del 61,2%. La clamidia è diventata la diagnosi più frequente tra i giovani, con una prevalenza nettamente più elevata tra i ragazzi e i giovani adulti di età compresa tra 15 e 24 anni.
epatite B e C e HIV: dati di preoccupazione
Tra giugno 2023 e dicembre 2024, quasi una persona con IST su cinque è risultata positiva ai marcatori dell’epatite B, mentre l’1,3% presentava marcatori dell’epatite C. Inoltre, la prevalenza dell’HIV tra le persone con una diagnosi confermata di IST è diminuita del 20,2% tra il 2021 e il 2024, ma resta comunque pari al 12%, una quota circa quaranta volte superiore a quella della popolazione adulta italiana. Questi dati sottolineano l’importanza di una maggiore sensibilizzazione e di una corretta informazione sulle IST, nonché la necessità di potenziare i servizi di prevenzione e diagnostica.
La combinazione di IST e HIV rappresenta un rischio significativo per la salute pubblica. Tra i casi di IST, più di un terzo risultava anche positivo all’HIV, in particolare per il linfogranuloma venereo, che ha registrato un aumento del 39% rispetto al 2023. Il linfogranuloma venereo ha raggiunto nel 2024 il numero più elevato mai osservato, con 64 casi segnalati, di cui oltre nove su dieci riguardavano uomini che fanno sesso con uomini.
La crescita delle IST non riguarda solo la clamidia. La gonorrea, infatti, ha visto un aumento del 12% nel 2024, raggiungendo il valore più alto registrato dall’inizio della sorveglianza con 1.555 nuovi casi. Anche la sifilide primaria e secondaria mantiene livelli elevati, mentre i condilomi ano-genitali restano la diagnosi più frequente considerando l’intero periodo di osservazione iniziato nel 1991. La situazione richiede un intervento su diversi fronti. Occorre agire sulla diagnosi e sul trattamento precoce, sulla prevenzione, sulla corretta informazione e sulla sensibilizzazione della popolazione. L’obiettivo è ridurre il rischio di contagio e migliorare la gestione delle IST, con un piano nazionale pluriennale dedicato a questa tematica.
