Come gestire la crisi energetica. Il punto di Polillo
Polillo: gestire la crisi energetica con investimenti e offerta.

La crisi energetica si fa sempre più preoccupante, con un calo della disponibilità di greggio che ha colpito i mercati nei tre mesi iniziati a marzo, pari a 13,6 milioni di barili al giorno. Il commento di Gianfranco Polillo sottolinea l’urgenza di agire sull’offerta, non solo sui prezzi, per evitare un nuovo drammatico impatto sull’economia italiana. La situazione geopolitica, sebbene più grave di quella del 2022, ha finora mostrato un impatto meno incisivo, grazie a una serie di misure messe in atto per mitigare i danni.
Un prestito europeo per gli investimenti
Polillo propone di utilizzare il prestito di 20 miliardi di euro concesso dall’Europa, con 6 miliardi quest’anno e 14 l’anno successivo, per realizzare investimenti cruciali nella rete elettrica e nelle fonti rinnovabili. L’obiettivo è creare una base solida per la transizione energetica, riducendo la dipendenza da fonti esterne. Questo strumento potrebbe incentivare gli investimenti privati, chiave per colmare il gap con i Paesi più avanzati. L’idea è di utilizzare il finanziamento per realizzare tutti gli investimenti necessari, sia nella rete elettrica che nelle rinnovabili, per garantire una maggiore autonomia energetica.
Le strategie per ridurre i costi
Per gestire i costi di produzione, soprattutto nei settori dei trasporti e dell’agricoltura, si sta concentrando l’attenzione sul diesel. L’azione mira a ridurre i prezzi e a mantenere la competitività del sistema produttivo italiano. Tuttavia, le scelte economiche non sono sempre semplici, e alcune decisioni, come quelle sulle accise, hanno suscitato critiche. La riduzione delle riserve strategiche in Italia ha portato la copertura a 67 giorni, un dato che richiede attenzione. In questi ultimi giorni, si è agito solo sul diesel per ridurre i costi di produzione, un passo necessario per sostenere le imprese in un contesto di tensioni energetiche.
La situazione, sebbene non sia ancora in una fase di crisi totale, richiede una strategia mirata per evitare un impatto devastante. L’attenzione deve concentrarsi sull’aumento della produzione interna, sull’espansione delle raffinerie e sull’uso efficiente delle risorse. Solo con un piano d’azione coerente si potrà ridurre i rischi e garantire una gestione energetica più stabile.
La chiusura dello Stretto di Hormuz e gli attacchi Houthi nel Mar Rosso hanno ridotto la disponibilità di greggio di circa 20 milioni di barili al giorno, un quinto del consumo globale. Gli espedienti adottati per aggirare il blocco, come l’invio del petrolio saudita verso il Mar Rosso o quello degli Emirati Arabi Uniti, hanno compensato solo una frazione dei volumi persi. Il vuoto di produzione è risultato pari a 11,6 milioni di barili al giorno, un dato che richiede un piano d’azione immediato. Fortunatamente nel periodo precedente ne erano stati prodotti in più circa 2 milioni, ma il calo della disponibilità ha messo in evidenza la fragilità del sistema globale.
Prima di strapparsi i capelli, tuttavia, non si dimentchi che nel maggio del 2022, in coincidenza con la sciagurata “operazione militare speciale” di Vladimir Putin, le quotazioni avevano raggiunto i 125 dollari al barile: 140,3 se si considera l’inflazione. Già nell’estate si era di nuovo tornati sotto i 100 dollari. Resta pertanto da sperare che, anche in questo caso, le due crisi parallele di Hormuz e di Bāb el-Mandeb, nel Mar Rosso, si risolvano in un tempo ragionevole. Se così non fosse sarebbero guai seri.
