La chiusura del Grand Hotel di Riccione dopo anni di gestione abusiva
Il Grand Hotel di Riccione è stato sequestrato dopo anni di gestione abusiva e fallimento. L’albergo, simbolo del turismo romagnolo, è stato messo sotto sequestro per debiti e frodi.

La fine di un simbolo del turismo romagnolo
Martedì mattina, il Grand Hotel di Riccione è stato messo sotto sequestro da una trentina di agenti della guardia di finanza, che hanno perquisito l’albergo con cani addestrati nella ricerca di denaro contante. L’operazione ha visto l’allontanamento di una quindicina di turisti arabi che si trovavano all’interno dell’hotel al momento del sequestro. L’albergo, storico simbolo della vita mondana della riviera romagnola, era stato dichiarato fallito nel 2023, ma la gestione abusiva è continuata, alimentando un debito che ha raggiunto cifre di 29 milioni di euro.
La struttura, che ospitava eventi e celebrità, è stata gestita illegalmente nonostante il fallimento. L’albergo, inaugurato ai tempi del fascismo, ha visto la sua notorietà crescere negli anni Ottanta, quando divenne un centro di vita mondana. Tra i suoi ospiti, si contano personaggi come Edda Mussolini, Mina e Giorgio Strehler, che hanno contribuito a farne un luogo di riconoscimento nazionale.
Un’eredità complessa e un fallimento non risolto
La gestione del Grand Hotel è passata attraverso diversi soggetti, tra cui il figlio di Gaetano Ceschina, Mario, imprenditore noto soprattutto nel settore sanitario, che nel 1976 fu rapito in circostanze mai del tutto chiarite, forse dalla ‘ndrangheta, e che non fu mai più ritrovato. Dopo la sua scomparsa, l’albergo fu ereditato dalla vedova di Ceschina, Nora Molinari, che lo lasciò ad Andreatta, ex amministratore della Marebello, la società che gestiva l’hotel.
La Marebello, accusata di bancarotta fraudolenta, ha accumulato debiti grazie a un sistema di società prestanome. Secondo le indagini della procura, la società ha affittato spazi e attività a società che non hanno pagato l’affitto, contribuendo allo stato di insolvenza. Inoltre, la Marebello avrebbe dato false comunicazioni ai creditori, nascondendo la situazione economica reale. Queste pratiche hanno permesso di continuare a gestire l’albergo illegalmente anche dopo la dichiarazione di fallimento.
Un patrimonio immobiliare vasto e sequestrato
Oltre al Grand Hotel, sono stati sequestrati immobili in diverse province, tra cui Rimini, Milano, Monza-Brianza e Bari, tutti riconducibili alla Marebello. L’albergo, con quattro piani, una piscina, un parcheggio privato e un giardino, era stato gestito da una società esterna che pagava un affitto alla Marebello, nonostante fosse fallita. La struttura, pur essendo in gran parte in stato di abbandono, è rimasta aperta per accogliere turisti che hanno pagato in contanti, alimentando ulteriormente i debiti. Gianni Andreatta, 75 anni, residente a Cuba ma vivente al Grand Hotel, è tra i sei indagati per bancarotta fraudolenta. Dopo la dichiarazione di fallimento, Andreatta avrebbe dovuto consegnare la struttura al curatore fallimentare, ma non lo ha fatto, continuando a gestire l’albergo in modo illegale. L’operazione di sequestro segna la fine di un’epoca, ma lascia aperte molte questioni legali e finanziarie.
