Domenico Arcuri smentisce accuse di mascherine inidonee: «Non è mai stato detto che fossero in corsia»
Domenico Arcuri smentisce accuse di mascherine inidonee, spiega gestione emergenza e risarcimenti.

Domenico Arcuri, ex commissario per l’emergenza sanitaria, ha smentito le accuse di mascherine inidonee e dispositivi farlocchi, sottolineando che non è mai stato detto che tali prodotti fossero finiti in corsia degli ospedali o al personale sanitario. L’ex commissario ha parlato durante un’audizione in commissione, dove ha messo a confronto le note ufficiali della Commissione con i verbali delle audizioni, tra cui quella del prefetto Fabio Ciciliano, all’epoca segretario del Comitato tecnico scientifico. L’obiettivo era smontare punto per punto le critiche mosse nei sei anni successivi alla gestione della crisi sanitaria.
La gestione della crisi sanitaria e le accuse
Arcuri ha ribadito che si è trattato di una guerra contro il Covid, in cui le procedure ordinarie non erano sufficienti. «Avevamo una sola certezza: l’estrema necessità di mascherine, ventilatori polmonari e tamponi», ha spiegato. L’ex commissario ha anche ricordato che il governo aveva fatto scendere in campo Consip e Prociv, che in 50 giorni hanno reperito 2,8 milioni di mascherine, poco meno del fabbisogno di un giorno. Non erano risultati accettabili, ha sottolineato, spiegando che da qui è nata la sua nomina e la creazione della struttura commissariale.
Le inchieste e i risarcimenti
Arcuri ha parlato anche delle inchieste giudiziarie che lo hanno coinvolto, sottolineando che il procedimento si è concluso con il proscioglimento della totalità degli indagati, con sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. «Io ero stato indagato per l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio, per il quale è stata emessa sentenza di proscioglimento perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato», ha precisato. La sua posizione è chiara: non è mai stato detto che le mascherine inidonee fossero in corsia. Inoltre, ha menzionato l’azione civile tesa al risarcimento danni contro la Jc Electronics, società di Dario Bianchi, finanziatore del partito di Giorgia Meloni.
Arcuri ha anche ricordato il rapporto con l’ex premier Giuseppe Conte, sottolineando che non ha mai ricevuto richieste da parte sua. «Abbiamo gestito una fase difficile, solo dopo è nata un’amicizia di cui non mi vergogno», ha detto. L’ex commissario ha anche parlato del rapporto con Mario Benotti, ex giornalista Rai morto nel 2023, accusato di aver sfruttato l’amicizia con Arcuri per influenzare gli acquisti dei dispositivi. «Gli sms tra Tommasi e Benotti, e quelli tra Benotti e il sottoscritto» sono state tra le prove presentate.
La sua audizione, lunga e dettagliata, ha visto anche la polemica del meloniano Galeazzo Bignami, che ha criticato la pubblicazione della relazione di Arcuri su Il Tempo. Per il pentastellato Alfonso Colucci, si tratterebbe di un pretesto di FdI per delegittimare l’audizione. Arcuri, però, ha ribadito che la sua posizione è chiara: «Non è mai stato detto che le mascherine inidonee fossero in corsia, e non è mai stato fatto alcun accertamento su dispositivi farlocchi».
Ha anche sottolineato che la Jc Electronics, società di Dario Bianchi, è stata risarcita dal governo con oltre 100 milioni di euro, senza attendere l’esito dell’appello. «Nessuna maxi commessa per 1,25 miliardi di euro», ha aggiunto, ricordando che si trattava di 6 contratti e 28 diverse aziende produttrici. La sua difesa si basa su fatti concreti e dati verificabili. Conclusione: Arcuri ha svolto un lavoro di smontaggio delle accuse, basandosi su dati e fatti, e ha ribadito la sua posizione di chi ha gestito una crisi senza precedenti, con strumenti limitati e con la necessità di agire rapidamente.
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Domenico Arcuri, ex commissario per l’emergenza sanitaria, ha smentito le accuse di mascherine inidonee e dispositivi farlocchi, sottolineando che non è mai stato detto che tali prodotti fossero finiti in corsia degli ospedali o al personale sanitario. L’ex commissario ha parlato durante un’audizione in commissione, dove ha messo a confronto le note ufficiali della Commissione con i verbali delle audizioni, tra cui quella del pref
