Come distinguere immagini e video generati dall’intelligenza artificiale
Come riconoscere se un’immagine o un video è stato creato con l’intelligenza artificiale e i metodi più efficaci per farlo.
La sfida crescente del riconoscimento di contenuti generati dall’AI
La capacità dei modelli di intelligenza artificiale di creare immagini e video estremamente verosimili ha reso sempre più complessa la distinzione tra contenuti reali e generati. Navigando in rete, è comune imbattersi in immagini di esplosioni catastrofiche o video di politici che pronunciano dichiarazioni inaspettate, senza alcun contesto reale. Questo ha portato a una crescente preoccupazione: ma è successo davvero o è frutto dell’AI? La risposta non è semplice, ma esistono strumenti e metodi che possono aiutare a chiarire la situazione.
Controlli visivi e strumenti di verifica
Un primo passo per riconoscere un contenuto generato dall’AI è affidarsi alla propria vista. Molti video e immagini create con l’AI presentano piccoli errori, come oggetti deformati, sfondi casuali o voci non sincronizzate. Tuttavia, con l’avanzamento dei modelli, questi errori sono diventati meno frequenti. Per esempio, un’auto che scompare improvvisamente da una scena potrebbe essere un segno di un video generato. Inoltre, è utile osservare la naturalezza delle persone raffigurate: se sono troppo “perfette” rispetto al contesto, potrebbe indicare un’immagine creata artificialmente.
La verifica di un contenuto non è mai un’operazione semplice, ma l’uso di strumenti e la consapevolezza dei possibili segni di falsificazione possono aiutare a distinguere tra realtà e artefatti digitali. Dal 14 agosto 2026, Google ha reso possibile disattivare il watermark visibile sulle sue creazioni, lasciando solo il SynthID e le Credenziali C2PA. Questi elementi, pur non essendo sempre visibili, possono fornire informazioni utili. Tuttavia, è importante ricordare che la loro assenza non implica necessariamente la falsità del contenuto. Anche se non ci sono credenziali, non vuol dire che il contenuto sia falso.
Per i sistemi già sul mercato prima del 2 agosto 2026, le procedure di conformità all’AI Act sono state slittate al 2 dicembre 2026. Inoltre, l’art. 50 dell’AI Act impone la marcatura di contenuti generati con l’AI e la dichiarazione di deepfake. Queste normative sono un passo importante verso la trasparenza, ma non eliminano del tutto i dubbi. La presenza di marchi o credenziali non garantisce la verità, ma indica la provenienza del file. Per verificare un contenuto, è possibile utilizzare strumenti come SynthID Detector, disponibile da Google dal 7 ottobre 2026. Questo tool permette di rilevare la filigrana invisibile applicata ai contenuti generati da chatbot. Inoltre, le Credenziali C2PA, metadati firmati che registrano l’origine e le modifiche di un contenuto, offrono un ulteriore livello di trasparenza. Tuttavia, la loro presenza non garantisce la verità, ma indica la provenienza del file.
Se si sospetta un deepfake che riguarda una persona, è possibile presentare una querela alla Polizia Postale e seguire le procedure per la rimozione del contenuto. L’art. 612-quarter del Codice penale punisce con reclusione chi diffonde senza consenso contenuti falsificati con l’AI. Inoltre, le piattaforme social come TikTok e Meta chiedono ai creatori di dichiarare i contenuti quando realistici e possono applicare etichette automatiche. La verifica di un contenuto non è mai un’operazione semplice, ma l’uso di strumenti e la consapevolezza dei possibili segni di falsificazione possono aiutare a distinguere tra realtà e artefatti digitali.
