Corruzione e delitto di Garlasco, nove nomi al vaglio dei pm pavesi
Indagini sui soldi in contanti e telefonate misteriose nel caso Sempio, nove nomi sotto osservazione.

Un’inchiesta in corso sui possibili episodi di corruzione in atti giudiziari e sull’operato dei Ris che indagarono sul delitto di Garlasco ha portato all’analisi di nove nomi, tra cui quattro ex carabinieri, tre avvocati e padre e figlio Sempio. I magistrati pavesi stanno esaminando i fascicoli di indagine, ricevuti da giudici di Brescia, che avevano archiviato la posizione dell’ex pm Mario Venditti alla fine del 2016. Tra le carte ci sono anche i verbali degli interrogatori dei primi avvocati difensori di Andrea Sempio, Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi, che hanno ricostruito il pagamento in contanti di 45mila euro da parte della famiglia Sempio.
pagamenti in contanti e interrogatori
Secondo quanto emerso dagli interrogatori, i legali hanno spiegato che hanno ricevuto 15mila euro ciascuno, con un totale di 45mila euro. «I Sempio continuavano a portare soldi senza controbattere. Io li prendevo, anche se mi sembrava anomalo», ha dichiarato Lovati. La versione è confermata anche dagli avvocati Soldani e Grassi. Tuttavia, quando i magistrati hanno chiesto a Lovati se possa escludere che i soldi ricevuti dai colleghi siano finiti verso altre destinazioni, lui ha risposto: «Non lo escludo. Capisco l’ipotesi investigativa. Ma non ho alcun elemento concreto per affermarlo».
telefonate e documenti anomali
Dopo l’archiviazione di Venditti, l’inchiesta si è spostata sulla squadra della polizia giudiziaria che occupava lo stanzone al secondo piano del palazzo di giustizia. Gli accertamenti riguardano diverse anomalie, tra cui alcune telefonate fatte dal luogotenente Silvio Sapone, all’epoca capo della polizia giudiziaria, all’indagato Andrea Sempio, a gennaio 2017, prima dell’avviso di garanzia. Sono emersi anche alcuni manoscritti misteriosi comparsi tra gli atti di indagine, tra cui tre fotografie del fascicolo scattate da Maurizio Pappalardo, all’epoca a capo del nucleo informativo dei carabinieri, poi coinvolto in un’inchiesta per peculato e stalking.
Lovati, sentito sui contatti tra Andrea Sempio e Sapone, ha spiegato: «Non ne sapevo nulla. Non conosco questo Sapone, né gli altri della polizia giudiziaria. Era effettivamente una circostanza particolare». L’inchiesta, quindi, si concentra su elementi che potrebbero indicare un condizionamento o un’interferenza nella gestione dell’indagine originale.
fronti aperti e difesa di Sempio
Sul fronte dell’indagine a carico di Sempio, sono attese questa settimana le consulenze della difesa, che dovrà depositare le contro-consulenze sull’inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi, chiusa alla fine di settembre. I genitori della vittima, attraverso l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, hanno comunicato che non depositeranno altri atti e non si costituiranno parte civile contro l’indagato. Questo non solo perché sono convinti della colpevolezza di Stasi, ma anche perché non possono chiedere per due volte il risarcimento per lo stesso danno, avendo lo Stato già deciso la questione con una sentenza passata in giudicato.
Resteranno, comunque, parte offesa nel procedimento e potranno eventualmente fare un’azione civile. L’inchiesta, quindi, si sviluppa su due fronti: uno legato al comportamento di Sempio e all’eventuale corruzione, l’altro relativo all’operato dei Ris e a eventuali condizionamenti nell’indagine originale. I magistrati pavesi proseguiranno l’analisi dei fascicoli, cercando di chiarire eventuali responsabilità e anomalie nell’indagine del passato.
