Andrea Sempio: “Non vivo più. La condanna di Stasi è giusta”
Andrea Sempio parla della sua situazione e della condanna di Stasi. L’omicidio di Chiara Poggi e le indagini in corso.

Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, ha parlato in televisione durante una puntata di Porta a Porta, raccontando come la sua vita sia diventata un continuo confronto con la giustizia. L’omicidio, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco, ha visto Sempio coinvolto in una nuova indagine della Procura di Pavia, che ha portato alla seconda chiusura delle indagini. Sempio ha espresso la sua condizione di sofferenza, affermando che “oggi io non sto vivendo, perché la mia vita o è chiuso in camera, o dall’avvocato, o in trasferta”. La sua vita, in questo momento, è legata al processo e agli incontri con i consulenti. L’indagato, che respinge ogni accusa, ha ribadito la sua versione anche sugli elementi tecnici al centro dell’inchiesta.
La difesa di Sempio e le contestazioni
Sempio ha sostenuto che l’impronta palmare 33 non sia attribuibile a nessuno e ha spiegato di aver sempre portato il numero 44, contestando quindi anche il dato relativo alla scarpa numero 42. La Procura di Pavia, però, ha sostenuto che le dimensioni della scarpa modello Frau numero 42 siano compatibili con le misure del piede di Sempio. Il tema della compatibilità tra il piede dell’indagato e l’impronta rinvenuta nella villetta resta uno degli elementi al centro del confronto tra accusa e difesa. Sempio ha raccontato di aver provato una scarpa numero 42 e che non gli entrava, aggiungendo che tutte quelle che possiede, comprese quelle più vecchie, sono del numero 44.
La condanna di Stasi e le sue opinioni
Nel corso dell’intervista, Sempio ha affrontato anche la posizione di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio. Alla domanda se ritenga che quella condanna sia frutto di un errore giudiziario, il 38enne ha risposto in modo netto: “Secondo me la condanna è giusta”. Sempio ha spiegato di non essere convinto della ricostruzione alternativa che considera Stasi innocente. A suo giudizio, alcune delle contestazioni mosse nel tempo alla sentenza non sarebbero sufficienti a mettere in discussione quanto emerso nel procedimento che ha portato alla condanna definitiva.
Intanto, nelle nuove carte dell’inchiesta emergono anche elementi relativi alla gestione delle indagini originarie e dei reperti. Tra i temi indicati ci sono i dati relativi al Dna sui pedali della bicicletta di Stasi, una valutazione psicologica effettuata all’epoca sull’allora studente e mai inserita nel fascicolo, oltre alla gestione di alcuni reperti, tra cui i prelievi sull’intonaco della traccia palmare 33 e i frammenti delle unghie di Chiara Poggi. Su questi aspetti sono in corso ulteriori approfondimenti e non è ancora possibile stabilire se eventuali irregolarità abbiano avuto conseguenze sul procedimento originario.
La difesa di Stasi sta inoltre lavorando alla possibile richiesta di revisione della condanna, mentre gli accertamenti della Procura di Pavia nei confronti di Sempio sono arrivati alla seconda chiusura delle indagini e potrebbero ora condurre alla richiesta di rinvio a giudizio. Sempio, intanto, ha ammesso di avere paura della possibilità di dover affrontare un processo e ha detto di sperare di poter risolvere la vicenda già in udienza preliminare.
