L’escalation nel Mar Nero e i rischi per la Turchia
L’escalation nel Mar Nero mette a rischio la Turchia e la stabilità regionale.
L’escalation nel Mar Nero si intensifica con attacchi di droni, forse russi, a mercantili neutrali nelle Zee di Bulgaria e Romania, membri della NATO e dell’UE. L’episodio ha suscitato reazioni immediate, tra cui quella della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha chiesto di identificare e responsabilizzare i responsabili dell’escalation navale. Numerosi marittimi, non solo ucraini, sono morti, e i fatti rischiano di allargare il conflitto e minare il ruolo della Turchia, che ha cercato di mantenere basso il livello del conflitto navale.
La Convenzione di Montreux e il controllo turco
La Convenzione di Montreux del 1936, che regola l’accesso al Mar Nero, ha visto la Turchia assumere un ruolo chiave, limitando l’ingresso delle navi da guerra straniere e belligeranti dal 2022. Questo divieto ha favorito la Russia, che ha sempre beneficiato del regime di Montreux. Tuttavia, gli attacchi recenti mettono in discussione la stabilità del sistema, con rischi per la Turchia e per la sicurezza della regione. La guerra navale, che si svolge in acque non di sovranità ma di diritti funzionali, ha coinvolto non solo i belligeranti, ma anche Bulgaria e Romania, con conseguenze per la navigazione internazionale e la sicurezza dei Paesi rivierasci.
Le tattiche asimmetriche e la flotta russa
La Flotta russa, decimata dall’Ucraina, si è trovata a dover fare i conti con mezzi non convenzionali, come i droni, utilizzati anche dai Pasdaran iraniani e dagli Houthi. Kyiv ha riuscito ad affondare l’incrociatore russo “Moskva” e a colpire la base navale di Novorossijsk, dimostrando una capacità di attacco non tradizionale. Gli episodi recenti, come l’attacco al mercantile “Alfa Watan” e all’“Able”, hanno ulteriormente complicato la situazione, con conseguenze per la navigazione e la sicurezza marittima. La Turchia, pur cercando di mantenere il controllo, si trova in una posizione delicata, tra la protezione della sua sovranità e la gestione di un conflitto che potrebbe estendersi.
La guerra navale, che si svolge in acque non di sovranità ma di diritti funzionali, ha coinvolto non solo i belligeranti, ma anche Bulgaria e Romania, con conseguenze per la navigazione internazionale e la sicurezza dei Paesi rivierasci. La questione si complica ulteriormente con la violazione del principio di distinzione dell’obiettivo, che ha minacciato la navigazione internazionale e la sicurezza di diversi Paesi. La reazione della Commissione europea e della Polonia ha evidenziato l’urgenza di un intervento, ma la chiusura del Mar Nero impedisce alle unità NATO di intervenire, limitando le opzioni di difesa.
La situazione potrebbe evolvere in modo imprevedibile, con rischi per la stabilità del Mar Nero e per la posizione della Turchia. L’escalation, se non contenuta, potrebbe portare a una escalation più ampia, coinvolgendo l’UE e la NATO. La Convenzione di Montreux, che ha visto la Turchia come referente, potrebbe essere messa in discussione, con conseguenze per la primazia turca e per la governance del Mare Nostrum. La situazione richiede una risposta rapida e coordinata, per evitare un ulteriore aggravamento delle tensioni.
- Attacchi di droni a mercantili neutrali nel Mar Nero
- Limiti del controllo turco e favoritismo russo
- Rischi per la Turchia e per la stabilità regionale
