Angri, la frana del 2017 resta una ferita aperta: il versante non è ancora al sicuro
Angri, il versante frana del 2017 resta a rischio dopo quasi nove anni. Le ultime piogge riaccendono l’attenzione sul dissesto idrogeologico.
Angri, la frana del 2017 resta una ferita aperta: dopo quasi nove anni, il versante non è ancora al sicuro. Le ultime piogge hanno riaccenduto l’attenzione sul dissesto idrogeologico nell’Agro Nocerino-Sarnese, un territorio che continua a fare i conti con la fragilità del proprio ambiente. Il ricordo del 6 novembre 2017, quando un’immensa colata di fango e acqua si riversò nel centro storico, è ancora vivo, ma la situazione non è cambiata. Il cratere della frana, pur oggetto di interventi iniziali, rimane un punto di preoccupazione per il fondovalle e per l’area urbana sottostante.
La questione si complica ulteriormente con la mancanza di interventi concreti come la riforestazione e il terrazzamento del terreno interessato. Queste opere, che avrebbero potuto ridurre il rischio di nuove frane, non sono ancora state avviate. Il versante, inoltre, è stato progressivamente impoverito dai ripetuti incendi estivi, che hanno danneggiato la vegetazione del sottobosco pedemontano. Una fragilità che richiede risposte, soprattutto in un contesto in cui le precipitazioni intense possono mettere nuovamente a rischio il territorio.
Le nuove precipitazioni riportano inevitabilmente alla memoria quanto accaduto nel novembre 2017.
La frana del 2017 e l’«alluvione moderna»
Il geologo Franco Ortolani, intervenuto sul posto dopo la frana, definì l’evento una «alluvione moderna», richiamando l’attenzione sulla dinamica con cui l’acqua e il materiale fangoso raggiunsero l’abitato. La massa d’acqua fuoriuscì dagli alvei, raggiunse il viadotto autostradale e superò la trincea dell’autostrada Napoli-Salerno, proseguendo verso il centro storico di Angri. Nel percorso, l’assenza di adeguate opere di contenimento e prevenzione idraulica avrebbe contribuito a lasciare il territorio esposto alla forza della colata.
La vicenda mise in evidenza anche le conseguenze delle trasformazioni operate dall’uomo sul reticolo idrografico: gli alvei cancellati o alterati non riuscirono a svolgere la funzione di contenimento che sarebbe stata necessaria per frenare la discesa di acqua e fango. Una fragilità che richiede risposte, soprattutto in un contesto in cui le precipitazioni intense possono mettere nuovamente a rischio il territorio.
La questione non riguarda soltanto ciò che è stato realizzato finora.
La sfida della prevenzione
Il canale alveo Sant’Alfonso e il versante montano restano al centro delle preoccupazioni legate alla sicurezza idrogeologica di Angri. Le nuove precipitazioni riportano inevitabilmente alla memoria quanto accaduto nel novembre 2017 e sollevano una domanda sullo stato effettivo della prevenzione. La questione non riguarda soltanto ciò che è stato realizzato finora, ma anche i tempi e le modalità con cui dovranno essere completati gli interventi necessari. Finché il versante non sarà adeguatamente messo in sicurezza e le opere di prevenzione non saranno concretamente attuate, ogni nuova ondata di maltempo continuerà a riportare l’attenzione su una ferita ancora aperta. Per il fondovalle angrese, la sfida resta quella di trasformare l’esperienza del 2017 in un piano di prevenzione efficace, prima che un’altra precipitazione intensa metta nuovamente alla prova il territorio.
