Neima Ezza e Baby Gang: un inno per la Palestina in arabo e italiano
Neima Ezza e Baby Gang lanciano “Dima Falestini”, un brano in arabo e italiano per la Palestina, in un contesto di mobilitazione globale.
Neima Ezza e Baby Gang hanno lanciato “Dima Falestini”, un brano che unisce il mix di arabo classico e dialetto magrebino con un’interpretazione in italiano, come parte del progetto Mocro Stars. La canzone, nata da un’idea di due anni fa, è diventata un inno per la Palestina, con un messaggio di solidarietà e dolore per le vittime innocenti. Il brano è stato reso pubblico durante le manifestazioni di piazza a Milano, in un contesto di mobilitazione globale per la Palestina. Neima Ezza, nata in Marocco, ha spiegato che la sua voce è un modo per arrivare a persone diverse, unendo due lingue per un unico scopo: dare voce a chi soffre.
Un brano per le vittime innocenti
“Dima Falestini” è un inno che parla di bambini uccisi, di famiglie distrutte e di una sofferenza che non può essere ignorata. Neima Ezza ha spiegato che il testo è stato scritto per ricordare che “non puoi rimanere indifferente quando un bambino muore sotto le bombe”. La canzone, che include voci di Baby Gang e Neima Ezza, è un esempio di come la musica possa diventare un mezzo di protesta e di solidarietà. La collaborazione tra i due artisti, uno più vicino alla cultura della strada e l’altro più introspettivo, ha dato vita a un brano che unisce due mondi diversi ma con un obiettivo comune: dare voce a chi soffre.
La canzone non pronuncia la parola “genocidio”, ma esprime un dolore profondo. Neima Ezza ha spiegato che la storia della Palestina non comincia il 7 ottobre 2023, ma è un’esperienza che si accumula nel tempo. “Da piccolo guardavo Al Jazeera, i telegiornali, e vedevo già immagini di vittime innocenti”, ha ricordato. La canzone, quindi, non è solo un brano musicale, ma un atto di resistenza e di solidarietà, un modo per dare voce a chi non ha voce.
Un progetto con scopo umanitario
“Dima Falestini” fa parte del progetto Mocro Stars, un collettivo musicale internazionale che riunisce artisti marocchini e della diaspora. I proventi della canzone andranno a Zaynab Project, un’organizzazione non profit impegnata in interventi umanitari a Gaza. Neima Ezza ha spiegato che il progetto non è un fake per pulire la reputation, ma un modo per dare un contributo concreto. “La bandiera della Palestina è diventata anche quella delle seconde generazioni”, ha detto. La canzone, registrata due anni fa, è stata pubblicata adesso per accompagnare la mobilitazione globale per la Palestina, in un momento in cui le voci di chi soffre sono più che mai necessarie.
La solidarietà verso la Palestina è sentita tra i giovani marocchini e nordafricani. Neima Ezza ha spiegato che non esiste un legame particolare tra il Marocco e la Palestina, ma una sensibilità che si sviluppa con l’età. “Quando vedi un bambino che non ha neanche pronunciato le sue prime parole morire sotto le bombe non puoi rimanere indifferente”, ha detto. La canzone è un modo per esprimere questa sensibilità, un modo per ricordare che la sofferenza non è solo un evento, ma una realtà che coinvolge persone di ogni età e di ogni origine.
La canzone, che non pronuncia la parola “genocidio”, è comunque un chiaro riconoscimento della tragedia che sta avvenendo in Gaza. Neima Ezza ha spiegato che la storia della Palestina non comincia il 7 ottobre 2023, ma è un’esperienza che si accumula nel tempo. “Da piccolo guardavo Al Jazeera, i telegiornali, e vedevo già immagini di vittime innocenti”, ha ricordato. La canzone, quindi, non è solo un brano musicale, ma un atto di resistenza e di solidarietà, un modo per dare voce a chi non ha voce.
