Lettera di Oseghale non convince famiglia vittima omicidio Pamela Mastropietro

Famiglia vittima omicidio Pamela Mastropietro esprime dubbi sulla lettera di Oseghale, condannato all’ergastolo.

Lettera di Oseghale non convince famiglia vittima omicidio Pamela Mastropietro
Lettera di Oseghale non convince famiglia vittima omicidio Pamela Mastropietro

La famiglia della vittima dell’omicidio Pamela Mastropietro ha espresso dubbi sulla lettera ricevuta da Innocent Oseghale, condannato all’ergastolo per l’uccisione della 18enne romana. La madre, Alessandra Verni, ha rivelato di aver ricevuto un messaggio manoscritto firmato dal detenuto, ma ha sottolineato che non ha convinto la famiglia né ha suscitato alcun senso di verità. La lettera, arrivata mentre Oseghale sconta la pena, è stata vista come un tentativo di manipolazione, non come un gesto spontaneo di ravvedimento.

Un documento non accettato come prova di pentimento

La lettera, scritta a mano, non ha convinto la famiglia né i legali che la assistono. Alessandra Verni, accompagnata dallo Studio Legale RS Group di Torino, ha espresso forti perplessità sul contenuto e sulle modalità con cui il messaggio sarebbe stato elaborato. Secondo la madre, il testo non trasmette alcuna sensazione di verità, ma appare costruito ad arte. «Leggere quelle parole scritte a mano non mi ha trasmesso alcuna sensazione di verità. Ho percepito immediatamente che quelle non erano parole sue, ma un testo suggerito o dettato per uno scopo preciso», ha dichiarato.

La famiglia, attraverso i propri legali, ha contestato la spontaneità del documento, sottolineando che il reale pentimento si dimostra con la verità integrale e con l’assunzione piena di responsabilità. «Non posso accettare che si continui a giocare sulla memoria e sul dolore mio e di mia figlia», ha ribadito Alessandra Verni, che ha rifiutato l’idea di considerare la lettera come un passo verso la responsabilizzazione.

Le perplessità dei legali sulla spontaneità del documento

Stefano Rigoli, titolare dello Studio Legale RS Group, ha espresso un giudizio severo sulla lettera, sostenendo che potrebbe essere il frutto di una strategia studiata a tavolino. «Ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo maldestro di manipolazione», ha affermato l’avvocato, che ha sottolineato l’assenza di traccia di reale pentimento o di progressi nel percorso di recupero del detenuto. Rigoli ha concluso che la lettera non rappresenta una prova sufficiente di ravvedimento, ma potrebbe essere utilizzata per ottenere benefici carcerari o sconti di pena.

La lettera, arrivata mentre Oseghale sconta la pena, non ha convinto la famiglia né i legali che la assistono. La madre, accompagnata dallo Studio Legale RS Group di Torino, ha espresso forti perplessità sul contenuto e sulle modalità con cui il messaggio sarebbe stato elaborato. Secondo la madre, il testo non trasmette alcuna sensazione di verità, ma appare costruito ad arte. «Leggere quelle parole scritte a mano non mi ha trasmesso alcuna sensazione di verità. Ho percepito immediatamente che quelle non erano parole sue, ma un testo suggerito o dettato per uno scopo preciso», ha dichiarato.

La famiglia, attraverso i propri legali, ha contestato la spontaneità del documento, sottolineando che il reale pentimento si dimostra con la verità integrale e con l’assunzione piena di responsabilità. «Non posso accettare che si continui a giocare sulla memoria e sul dolore mio e di mia figlia», ha ribadito Alessandra Verni, che ha rifiutato l’idea di considerare la lettera come un passo verso la responsabilizzazione.