Dj Godzi, la perizia choc: «Troppi colpi sul corpo, è un nuovo caso Cucchi»
Nuova perizia svela violenze su Dj Godzi, ipotesi tortura per agenti di polizia.

Dj Godzi, il giovane napoletano morto in circostanze misteriose a Ibiza, ha visto emergere nuovi elementi di una situazione drammatica, grazie a una perizia medico-legale che ha svelato una serie di violenze fisiche e un comportamento degli agenti di polizia che potrebbe configurarsi come tortura. La ricostruzione fatta dal perito Zinno, in linea con il racconto dell’amico presente in casa, ha evidenziato una posizione di immobilizzazione scorretta, con braccia legate posteriormente e gambe vincolate alle caviglie, accompagnata da pressione sul dorso e colluttazione. Questi elementi, insieme a fratture multiple e segni di contenzione, hanno portato i legali della famiglia a ipotizzare un reato di tortura, un’ipotesi che risale al caso di Stefano Cucchi.
Violenze e ipotesi di tortura
La perizia del medico legale Raffaele Zinno ha sottolineato come il giovane fosse stato «tolto la dignità» per le condizioni in cui fu bloccato. La relazione, depositata in procura, ha confermato che il decesso non è stato causato da una condizione di morte imminente, ma da una serie di comportamenti «violenti e non appropriati» da parte degli agenti della Guardia civil. Il corpo di Michele, sequestrato a Roma, portava segni evidenti di contenzione fisica e schiacciamento della cassa toracica. La frattura delle clavicole, le fratture multiple costali e l’incisione dello sterno testimoniano una violenza non necessaria.
La gestione della situazione non è stata adeguata, come ha sottolineato l’avvocato Vanni Cerino. I poliziotti avrebbero avuto un comportamento non adeguato alle condizioni fisiche del ragazzo, non avrebbero chiamato i soccorsi come denunciato dal padre, Giuseppe Noschese. Non sarebbe stata eseguita la de-esclation, ovvero la messa in sicurezza del soggetto senza infliggergli ulteriori disagi. In pratica, Michele sarebbe morto per asfissia causata proprio dalla contenzione e dalle violenze.
La procura e le risposte
Il pool di avvocati che rappresenta la famiglia Noschese, tra cui Vanni Cerino, Angelo Sammarco e D’Urso, ha deciso di presentare all’autorità giudiziaria l’ipotesi di reato di tortura. «Abbiamo certezza che il ragazzo abbia subito delle violenze», ha spiegato Cerino, sottolineando come il reato sia previsto dal codice e sia stato introdotto dopo il caso di Stefano Cucchi. La procura di Roma ha iniziato a interrogare l’amico presente in casa, che ha raccontato di calci e pugni subiti dopo l’immobilizzazione.
La perizia di Zinno conferma una gestione non prudente. La ricostruzione fatta dal perito ha sottolineato una «modalità di contenimento progressivamente più invasive», che potrebbe rappresentare un ulteriore elemento per il reato di tortura. La famiglia ha anche sollevato interrogativi sulla gestione del caso, a partire dall’autopsia in Spagna, dove era presente un unico medico e non erano state fatte fotografie al corpo. La decisione di cremare il corpo per il rimpatrio ha suscitato opposizione giudiziaria da parte del padre, Giuseppe Noschese, che aveva volato ad Ibiza.
La procura di Roma è decisa a dare risposte a tutti i dubbi, cercando di chiarire le circostanze in cui è morto Dj Godzi. La perizia di Zinno, insieme a quella di un altro consulente, ha messo in luce una gestione non adeguata della situazione, con mancata assistenza sanitaria e un comportamento non prudente da parte dei poliziotti. La famiglia, attraverso i suoi legali, continua a cercare risposte e giustizia per il caso di Dj Godzi, che si sta rivelando un nuovo caso simile a quello di Stefano Cucchi.
