Femminicidio di Giulia Cecchettin, la Procura Generale rinuncia all’appello contro Turetta

La Procura Generale di Venezia rinuncia all’appello per Turetta, ergastolo confermato dopo la sua rinuncia.

Femminicidio di Giulia Cecchettin, la Procura Generale rinuncia all'appello contro Turetta
Femminicidio di Giulia Cecchettin, la Procura Generale rinuncia all’appello contro Turetta

La Procura Generale di Venezia ha deciso di rinunciare all’appello contro Filippo Turetta, condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin. La decisione, annunciata dai legali della famiglia della vittima, chiude definitivamente il processo, rendendo definitiva la sentenza di primo grado. La rinuncia dell’imputato, avvenuta in carcere a Montorio, ha reso inutilizzabile il ricorso in appello, che era stato inizialmente previsto per valutare l’aggravante della premeditazione e del legame affettivo con la vittima. La sentenza, resa definitiva senza passaggio alla Cassazione, conferma l’ergastolo per Turetta, reo confesso dell’omicidio.

La scelta di Turetta e il suo impegno di responsabilità

In una lettera inviata ai legali, Turetta ha espresso la sua rinuncia a difendersi, assumendosi la “piena responsabilità per quello che ho fatto di cui mi pento ogni giorno sinceramente dal profondo del cuore”. La sua scelta, inusuale e inaspettata, ha aperto la strada alla chiusura del processo. I legali della famiglia Cecchettin hanno commentato la decisione come “coerente, giusta e pienamente condivisibile”, sottolineando come la rinuncia dell’imputato abbia “cristallizzato” la sussistenza dell’aggravante della premeditazione, una circostanza grave e subdola prevista dal nostro ordinamento.

La Procura Generale aveva inizialmente deciso di procedere con il ricorso in appello per riconoscere le aggravanti della crudeltà e dello stalking nei confronti dell’ex fidanzato, già condannato per il delitto aggravato dalla premeditazione e dal legame affettivo con la vittima. Tuttavia, con la rinuncia di Turetta, il ricorso non è più necessario. La sentenza, resa definitiva senza passaggio alla Cassazione, conferma l’ergastolo per l’imputato.

La chiusura del processo e l’impegno della famiglia

La decisione chiude la vicenda processuale, con il 14 novembre prevista la formalizzazione delle rinunce e la conferma definitiva della condanna. I legali hanno sottolineato come la sentenza abbia “affermato definitivamente le gravissime responsabilità” di Turetta, rendendo necessario un impegno essenziale: trasformare il dolore in consapevolezza, affinché la società, a partire dai più giovani, possa riconoscere, prevenire e contrastare le radici profonde della violenza di genere.

La famiglia Cecchettin, che ha affrontato ogni fase del processo con dolore profondo ma anche con straordinaria dignità, oggi sente l’esigenza di voltare pagina, interrompendo quel circuito giudiziario che continuava a riaprire la ferita. La chiusura del processo rappresenta un momento di definitiva giustizia per la famiglia Cecchettin, ma anche un monito per la società a riflettere sulle radici della violenza di genere.

La sentenza conferma l’ergastolo per Turetta, reo confesso dell’omicidio.
La decisione chiude definitivamente il processo e la vicenda processuale.

  • Giulia Cecchettin: vittima di un femminicidio aggravato da premeditazione e legame affettivo.
  • Filippo Turetta: condannato all’ergastolo, rinuncia all’appello e a difendersi.
  • Procura Generale di Venezia: rinuncia all’impugnazione, confermando la sentenza.