Il bollo auto italiano non tiene conto delle emissioni

Il bollo auto italiano non tiene conto delle emissioni di CO2 e non corregge le esternalità ambientali come in altri paesi europei.

Il bollo auto italiano non tiene conto delle emissioni di CO2 e non corregge le esternalità ambientali generate dall’utilizzo dei veicoli, a differenza di molti paesi europei. Mentre in Francia, in Germania e nel Regno Unito le tasse sui mezzi di trasporto tengono conto delle emissioni di CO2, della classe ambientale e del tipo di alimentazione, in Italia il sistema è basato esclusivamente sulla potenza del motore, espressa in kW, e sulla regione di residenza. Questo approccio non permette di correggere i costi esterni del trasporto, come l’inquinamento e i danni all’ambiente, che sono riconosciuti come un problema globale.

Le esternalità del trasporto e il principio “chi inquina paga”

Secondo un lavoro pubblicato sulla rivista scientifica Research in Transportation Economics, i costi esterni del trasporto stradale sono enormi, variando tra il 2,7 e il 6,24 per cento del Pil nazionale in diversi paesi. Questi costi, che non vengono direttamente pagati dagli utenti, rappresentano un fallimento del mercato che richiede misure amministrative per correggerli. L’economista Marzio Galeotti e Alessandro Lanza, esperti in economia ambientale, sottolineano che il principio “chi inquina paga” dovrebbe guidare la tassazione dei mezzi di trasporto, incentivando l’uso di veicoli ecologici come le auto elettriche e riducendo l’impatto delle vetture sportive.

Le tasse sui carburanti e il bollo auto in Italia

Le tasse sui carburanti, come l’Iva e le accise, sono un’importante fonte di gettito per lo Stato, ma non sono sufficienti a correggere le esternalità ambientali. Il bollo auto, invece, appartiene a una categoria diversa: è una tassa sul possesso del veicolo, non sull’utilizzo. In Italia, il bollo si calcola in base alla potenza del motore, espressa in kW, e alla classe ambientale del veicolo. Questo sistema non tiene conto delle emissioni di CO2, che sono un indicatore chiave per valutare l’impatto ambientale. Come spiega Galeotti, il bollo italiano non è progettato per correggere i costi esterni del trasporto, ma per generare gettito.

La situazione è ulteriormente complessa in quanto il bollo italiano non presenta un meccanismo di “bonus malus” chiaro, come in altri paesi europei. Le auto elettriche, ad esempio, non vengono penalizzate, ma non vengono neppure premiate in modo significativo. Al contrario, le vetture sportive vengono penalizzate in base al numero di kW, un indicatore non sempre rappresentativo delle emissioni reali. Questo approccio non permette di incentivare un uso più sostenibile dei mezzi di trasporto.

Le differenze tra Italia e altri paesi europei

In Francia, il bollo auto si paga solo alla prima immatricolazione e tiene conto di variabili come la regione, i cavalli fiscali e i livelli di emissioni di CO2. In Germania, invece, le emissioni di CO2, la classe ambientale e il tipo di carburante sono i parametri principali per calcolare il bollo. In Spagna, la tassa si basa sui cavalli fiscali e sul comune di residenza, mentre in Gran Bretagna i calcoli tengono conto delle emissioni di CO2, dell’anzianità del veicolo e del prezzo. In tutti questi paesi, il sistema è progettato per correggere le esternalità del trasporto e incentivare l’uso di mezzi più ecologici.

In Italia, invece, il sistema non è allineato con questi obiettivi. Il bollo auto, pur essendo una tassa di circolazione, non tiene conto delle emissioni di CO2 e non incentiva l’uso di veicoli sostenibili. Questo approccio, pur generando gettito, non contribuisce a ridurre l’impatto ambientale del trasporto stradale. Per correggere questa situazione, è necessario un sistema di tassazione più allineato con i principi economici e ambientali, che possa incentivare l’uso di mezzi ecologici e ridurre i costi esterni del trasporto.