Isopensione 2026: le regole per i contributivi puri con contributi dal 1996

L’Inps chiarisce le regole per l’isopensione 2026, con importi minimi e requisiti per i contributivi puri.

L’Inps ha reso noti i dettagli per l’isopensione 2026, un sistema che permette ai lavoratori di uscire dal lavoro fino a sette anni prima della pensione, purché lo facciano entro il 1° dicembre 2026. L’assegno, pagato direttamente dall’azienda, è un’opzione accessibile a chi ha versato contributi dal 1996 in poi, noti come “contributivi puri”. Per accedere a questa forma di pensione anticipata, i lavoratori devono soddisfare determinati requisiti, tra cui la soglia minima dell’assegno maturato al momento dell’uscita.

Requisiti e importi minimi per l’isopensione

Per i contributivi puri, l’Inps ha stabilito importi minimi lordi mensili per il 2026. La pensione di vecchiaia a 67 anni richiede un assegno minimo di 546,24 euro, mentre per la pensione anticipata contributiva a 64 anni l’importo sale a 1.638,72 euro. Per le donne con un figlio, l’assegno deve raggiungere 1.529,47 euro, e per quelle con due o più figli 1.420,22 euro. Questi importi sono calcolati in base a un coefficiente di trasformazione legato all’età di uscita.

La soglia dell’assegno deve essere verificata all’ingresso nell’esodo, non alla fine.

L’Inps ha chiarito che la soglia dell’assegno non deve essere verificata alla fine del periodo di accompagnamento, ma all’ingresso nell’esodo. Questo perché è impossibile prevedere oggi quanto valuterà l’assegno sociale tra qualche anno. Se il calcolo dell’assegno raggiunge o supera la soglia, il requisito si considera rispettato anche al pensionamento.

Le condizioni per uscire con l’isopensione

Per uscire con l’isopensione, i lavoratori devono soddisfare determinati traguardi. Per la pensione di vecchiaia a 67 anni, è necessario aver versato 20 anni di contributi e raggiungere un assegno almeno pari all’assegno sociale. Per la pensione a 71 anni, basta aver versato almeno 5 anni di contributi effettivi, senza soglia di importo. Per la pensione anticipata contributiva a 64 anni, i requisiti sono più elevati: 20 anni di contributi effettivi, un assegno di almeno tre volte l’assegno sociale e tre mesi di attesa dalla maturazione dei requisiti. Chi punta alla pensione anticipata contributiva ha un limite in più: l’assegno non può superare cinque volte il trattamento minimo, che nel 2026 è di 3.059,25 euro lordi al mese. Il tetto si applica per i mesi di anticipo rispetto all’età della pensione di vecchiaia. Se il calcolo dà un importo superiore, l’assegno viene ridotto e rimane fermo per tutta la durata dell’esodo, con un risparmio per l’azienda.

Accordi aziendali e ruolo dei sindacati

L’isopensione non è una scelta individuale, ma richiede accordi aziendali con i sindacati. Questi accordi indicano i lavoratori coinvolti e stabiliscono i termini per l’uscita. I dipendenti devono raggiungere la pensione di vecchiaia o anticipata entro un tempo massimo: cinque anni con i Fondi di solidarietà bilaterali e quattro con l’isopensione. Per chi esce entro il 1° dicembre 2026, il periodo di accompagnamento può arrivare a sette anni. L’assegno straordinario, invece, arriva dai Fondi di solidarietà bilaterali e dagli enti di settore per chi non ha la cassa integrazione. In entrambi i casi, il costo è a carico dell’azienda, e l’assegno è pagato direttamente al lavoratore. Questi strumenti sono parte del piano per accompagnare i dipendenti verso la pensione, con un focus su chi ha contribuito dal 1996 in poi.