Danilo Restivo, l’ombra dell’assassino di Elisa Claps dietro un femminicidio del 2002 in Gb

Un’inchiesta britannica mette in discussione la condanna di un killer per un femminicidio del 2002.

Danilo Restivo, l'ombra dell'assassino di Elisa Claps dietro un femminicidio del 2002 in Gb
Danilo Restivo, l’ombra dell’assassino di Elisa Claps dietro un femminicidio del 2002 in…

Un’ipotesi che scuote le indagini del 2002

Danilo Restivo, l’uomo già condannato per l’uccisione della 16enne Elisa Claps a Potenza nel 1993, potrebbe essere l’ombra dell’assassino di una studentessa sudcoreana uccisa nel 2002 in Inghilterra. L’ipotesi emerge da un’inchiesta giornalistica realizzata da Panorama, trasmissione investigativa della Bbc, che mette in discussione l’esito delle indagini condotte dalla polizia inglese sul delitto di Jong-Ok Shin. La ragazza, conosciuta dagli amici come Oki, fu accoltellata a morte mentre tornava a casa da un nightclub a Bournemouth, nel sud dell’Inghilterra.

Le immagini smentiscono il killer ufficiale

Secondo l’inchiesta, l’uomo identificato come killer del caso, Omar Benguit, non corrisponde al profilo dell’assassino. Immagini di una telecamera di sorveglianza stradale a circuito chiuso, ottenute da Panorama, sembrano smentire ogni somiglianza con Benguit e avvalorerebbero invece il profilo di Restivo, che nel 2002 si era rifugiato nel Regno Unito. Restivo era già noto per essere stato indicato come potenziale sospetto sin dall’inizio dell’indagine, ma non fu sottoposto ad approfondimenti adeguati.

Le prove fotografiche sembrano indicare un’identità diversa dal killer ufficiale.
Quattro anni dopo il suo arrivo in Inghilterra, Restivo fu implicato nell’omicidio di Heather Barnett, una sua vicina di casa, e fu condannato per il delitto. Tuttavia, nel caso di Jong, la Corte britannica lo scagionò in seguito alla condanna di Benguit. L’inchiesta della Bbc ha rivelato che alcuni detective della Dorset Police e inquirenti della Procura avrebbero indotto almeno 13 testimoni a modificare le loro deposizioni, o addirittura a mentire in tribunale, con l’obiettivo di “incastrare” l’imputato portato alla sbarra.

Le intercettazioni telefoniche confermano un’azione mirata per screditarre un alibi.
Le intercettazioni telefoniche sembrano confermare che gli inquirenti hanno lavorato per screditarre un potenziale alibi di Benguit, pur non essendo in grado di dimostrare la sua colpevolezza. L’obiettivo, secondo l’ipotesi della Bbc, sarebbe stato rivendicare il successo dell’indagine in un caso che aveva suscitato grande scalpore nella società britannica. La condanna di Benguit, avvenuta nel 2005, sarebbe viziata da “gravi errori” e “scorrettezze” della polizia, con il rischio che l’uomo abbia trascorso 23 anni in carcere da innocente.

La Bbc ha sottolineato come l’inchiesta non solo metta in discussione la veridicità del processo, ma anche la correttezza delle procedure investigative. La questione sollevata potrebbe aprire nuove dinamiche legali e giudiziarie, con l’obiettivo di chiarire una vicenda che ha avuto un impatto significativo sulle comunità locali e internazionali. La verità, però, rimane ancora da scoprire, e la luce dei fatti potrebbe rivelare un’altra faccia del passato.