Laura Ciuladaite, cognata di Impagnatiello, condannata a risarcire la famiglia di Giulia Tramontano
La cognata di Alessandro Impagnatiello, responsabile per l’omicidio di Giulia Tramontano, dovrà risarcire la famiglia per l’acquisto dell’auto usata per occultare il corpo della vittima.

A più di due anni dall’omicidio di Giulia Tramontano, il Tribunale civile di Milano ha emesso una sentenza che condanna Laura Ciuladaite, moglie di Omar Impagnatiello e cognata di Alessandro Impagnatiello, a risarcire la famiglia della vittima. La donna dovrà versare oltre 19mila euro, più 5mila euro di spese legali, a causa dell’acquisto di una Volkswagen T-Roc utilizzata per occultare il corpo della 29enne uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023. L’auto era appartenuta all’ex barman reo confesso dell’omicidio della compagna incinta.
Un’operazione per ridurre il patrimonio dell’imputato
Secondo quanto accertato dai giudici, l’acquisto dell’auto aveva l’obiettivo di ridurre il patrimonio dell’imputato in vista di un eventuale risarcimento da versare ai familiari della vittima. L’avvocato Giovanni Cacciapuoti, che rappresenta la famiglia di Giulia, ha spiegato che la Procura non aveva sequestrato l’auto, nonostante fosse stata utilizzata per l’occultamento del cadavere di un delitto efferato. La vendita è avvenuta tra parenti/affini ben consapevoli delle ragioni risarcitorie, con l’intento di sottrarre il bene alle ragioni creditorie.
La macchina era stata utilizzata per nascere e trasportare il corpo della vittima.
La decisione del giudice Francesco Pipicelli ha dato ragione alla famiglia di Giulia, rappresentata dagli avvocati Rosario Santella e Giovanni Cacciapuoti. Nella sentenza si legge chiaramente che la vendita è avvenuta con l’intento di ridurre la garanzia generica a favore dei familiari della vittima. L’avvocato Cacciapuoti ha sottolineato che la macchina non era stata sequestrata, nonostante fosse stata utilizzata per l’occultamento del cadavere.
La condanna all’ergastolo e la mancanza di rimorso
Alessandro Impagnatiello, l’uomo accusato dell’omicidio di Giulia Tramontano, è stato condannato all’ergastolo nel maggio 2024, ma la Corte d’Assise d’Appello ha escluso l’aggravante della premeditazione, riconoscendo solo quelle della crudeltà e del rapporto di convivenza. Durante il processo, un profilo psichiatrico ha rivelato tratti di psicopatia nell’imputato, con freddezza emotiva e totale assenza di empatia.
Impagnatiello aveva riferito a Giulia e all’amante come a «due pedine sulla scacchiera».
Nel corso dei colloqui con i periti, l’imputato si sarebbe riferito a Giulia e all’amante come a «due pedine sulla scacchiera», dimostrando una mentalità manipolatoria e priva di coinvolgimento emotivo. La sua rabbia fredda, che non permetteva più di mantenere il controllo, ha trovato sfogo nelle 37 coltellate contro la donna incinta di sette mesi. La mancanza di rimorso e di pietà è stata valutata come un ulteriore segnale della sua scarsissima risonanza emotiva.
La perizia ha tracciato un profilo di un uomo socialmente funzionale, ma incapace di sentire le emozioni altrui, ossessionato dal controllo e determinato a raggiungere i propri obiettivi a qualunque costo. La famiglia di Giulia ha espresso una «indisponibilità irritrattabile» a prendere parte a qualsiasi programma riparatorio, ritenendolo privo di significato di fronte alla gravità e alla lucidità del crimine commesso.
