Risparmio in crescita, ma italiani più avversi al rischio: il 56% risparmia, i giovani più cauti
Risparmio in crescita nel 2026: il 56% degli italiani risparmia, ma la paura del rischio cresce, soprattutto tra i giovani.
L’indagine del 2026 condotta da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi rivela un quadro del risparmio italiano in crescita, ma con una forte avversione al rischio, soprattutto tra i giovani. Il 56% degli intervistati riesce a risparmiare, un incremento rispetto al 58% del 2023, con un accumulo medio dell’11,9% del reddito disponibile. Tuttavia, il livello di paura del rischio raggiunge un record, con un ratio di avversione al rischio che tocca quota 33,6, il più alto mai registrato. La generazione più giovane, tra i 18 e i 24 anni, si dimostra particolarmente cauta, con un’indipendenza finanziaria del 47%, in netto contrasto con il 88% dei 55-64enni.
La casa resta il fulcro della ricchezza
La proprietà immobiliare rappresenta ancora il pilastro del patrimonio medio italiano, con un peso di due terzi del totale, stimato in circa 320.000 euro. Il 79% degli intervistati vive in abitazione di proprietà, confermando il ruolo centrale dell’immobile come bene di valore. Tuttavia, il 66% degli intervistati considera ancora l’immobile un investimento sicuro, ma la quota cala per il secondo anno consecutivo, dopo il 72,6% del 2024 e il 67,5% del 2025. La casa, però, non è più vista solo come investimento, ma come bene duale, con funzioni ereditarie e di protezione lungo il ciclo di vita.
La resistenza cresce quando la tecnologia riduce il ruolo attivo: assistenti vocali giudicati troppo rischiosi da oltre il 60% e sistemi completamente automatizzati basati su IA incontrano opposizione di circa l’87%. La fiducia negli strumenti digitali è un vero spartiacque: circa un terzo non si fida affatto, mentre solo un piccolo gruppo dichiara di fidarsi molto.
Le scelte di investimento e la previdenza
Le obbligazioni rappresentano il 23,5% degli investimenti, con un peso medio del 26,6% nei portafogli. Il rapporto acquirenti/venditori è a 2,0, mentre il ratio di soddisfazione raggiunge il 4,9, quasi 5 soddisfatti per 1 insoddisfatto. Le azioni, invece, mostrano un divario tra conoscenza e partecipazione: il 45% le conosce, ma solo il 7,8% le ha detenute negli ultimi cinque anni. La previdenza complementare rimane ferma al 22% del campione, con un’ignoranza diffusa sui vantaggi fiscali della contribuzione volontaria. Poco meno del 30% di chi non aderisce cita la mancanza di liquidità. Le polizze vita coprono il 26,7%, le sanitarie il 16,9%, e le long-term care il 13,9%, ma si tratta di una gamba corta della protezione familiare. La fiducia nel sistema pubblico rimane elevata, con un saldo ottimisti-pessimisti sul reddito a 65-70 anni positivo al 34,5%, sebbene in calo.
La transizione cashless procede senza vittoria schiacciante: il contante è ancora usato regolarmente dal 56,2%. La penetrazione fintech resta marginale. Il credito al consumo è la frontiera delicata: il 32,3% ha sottoscritto un prestito negli ultimi dodici mesi per consumi correnti, arredo e cure dentarie. Il 2026 è l’anno del ritorno dei mutui con tasso di rifiuto minimo, ma quattro famiglie mutuatari su dieci dedicano oltre il 20% del reddito alla rata.
