I dipendenti di Como salvano l’azienda con il WBO: un modello di rigenerazione imprenditoriale

I dipendenti di una azienda comasca hanno rilevato l’azienda con il WBO, salvandola dal fallimento e dimostrando un modello virtuoso per la tutela dell’occupazione.

Una storia di resilienza e innovazione ha visto i dipendenti di un’azienda comasca rilevare l’impresa in crisi, salvandola dal fallimento attraverso un modello di rigenerazione imprenditoriale. Il Workers Buyout (WBO), un meccanismo cooperativo che permette ai lavoratori di diventare soci e imprenditori, ha dimostrato la sua efficacia in un contesto economico complesso. L’evento si è svolto durante un incontro tra Confcooperative Lombardia e Cisl Lombardia, dove le parti sociali hanno sottolineato l’importanza di integrare il WBO nella contrattazione e nell’azione sindacale quotidiana.

Un modello virtuoso per la tutela dell’occupazione

Il WBO rappresenta una risposta concreta e virtuosa per salvaguardare l’occupazione e difendere il patrimonio produttivo dei territori. L’Italia si distingue a livello globale per l’utilizzo delle acquisizioni aziendali da parte dei lavoratori, ma in Lombardia solo 17 casi su 332 in Italia sono stati realizzati. Questo divario ha spinto Confcooperative e Cisl a promuovere una forte campagna di sensibilizzazione verso le rappresentanze sindacali di base. Il caso di Patrolline Group, un’azienda comasca specializzata nella produzione di sistemi antifurto per il settore automotive, è diventato un esempio emblematico. L’azienda è stata salvata nel 2015 grazie alla scelta dei propri dipendenti di trasformarsi in soci fondatori della cooperativa. “Ho sempre creduto che ogni situazione negativa nasconda l’opportunità per una rinascita”, ha sottolineato Angelo Chianese, CEO di Patrolline Group.

Un cambiamento culturale interno all’azienda

Il successo del WBO non si limita alla salvaguardia dei posti di lavoro, ma include un cambiamento culturale interno all’azienda. I lavoratori, diventati soci, hanno visto nell’azienda non solo un luogo di lavoro, ma un progetto a cui contribuire, responsabilizzandosi e mettendo in gioco le proprie competenze. “Un’esperienza virtuosa di cui abbiamo fatto tesoro”, ha ricordato Chianese, che ha anche sottolineato come l’azienda abbia successivamente salvato un fornitore in difficoltà, consentendo a cinque lavoratrici di non disperdere le loro professionalità.

Il WBO si basa sulla Legge Marcora (Legge 49/1985) e permette ai dipendenti di un’impresa in grave crisi finanziaria o di gestione di rilevare le quote, riconvertendo l’attività sotto forma di cooperativa. Questo modello garantisce continuità produttiva e occupazionale, accesso ai finanziamenti dedicati e versatilità di applicazione. L’azienda beneficia del supporto finanziario dello Stato e di enti cooperativi specializzati come CFI e Confcooperative.

La Cisl Lombardia ha sottolineato l’urgenza di portare il tema del WBO direttamente ai tavoli aziendali e nelle trattative territoriali. “Questo incontro è importante per due motivi: la necessità per i sindacalisti di conoscere le potenzialità del WBO e la volontà di proseguire nel processo di sensibilizzazione sul valore della partecipazione dei lavoratori nella vita delle imprese”, ha concluso Enzo Mesagna, segretario regionale Cisl Lombardia. Con l’approvazione della legge di iniziativa popolare sul tema, la Cisl ha speso anni per promuovere l’obiettivo e ora è giunta l’ora di concretizzarlo. In un contesto di grande incertezza economica, il WBO rappresenta un modello di cui tenere conto per il futuro, dimostrando che il lavoro può essere portatore di dignità, prospettiva e speranza per tutti.